E poi un bicchiere di vino, una crescentina, una passeggiata in collina e un pizzico di magia. Dopo aver deciso di mollare tutto e cominciare una nuova vita, di nuovo, Francesca Gonzales ci ha parlato della bellezza di cambiare, anche quando la paura è grande
Forse non è vero che i gatti hanno nove vite. Ma Francesca Gonzales sì. La incontriamo all’inizio della sua vita numero cinque. Da Sassuolo a Milano e ritorno, dopo aver lavorato nelle vendite, nel marketing, nella comunicazione e aver aperto un blog di cucina (“perché mi annoiavo!”) a 46 anni ha deciso di mollare tutto. Un’altra volta. Ignorando quel che per la maggior parte delle persone è un fatto – cioè che dopo i quaranta è più facile considerarsi “alla fine” delle cose – oggi è una Digital Coach Umanista e del suo lavoro dice che “lavorare con le donne soprattutto, con le loro storie, la loro motivazione e la loro forza, è impagabile”. Con lei abbiamo parlato della bellezza di cambiare, anche quando la paura è grande. Il segreto? “Imparare ad ascoltarsi“. Quella di Francesca Gonzales è la sesta storia di Talea, il progetto editoriale di Vite Storie di Vino e di Donne che racconta belle storie per rifiorire.

“Sono nata a Sassuolo, ho studiato Belle Arti a Bologna, poi ho lavorato e vissuto per vent’anni tra Torino e Milano, occupandomi di vendite, eventi, content marketing e digital marketing per una multinazionale televisiva. Nel frattempo avevo anche aperto un blog di cucina… perché mi annoiavo!” ci racconta Francesca Gonzales. “Nel 2021 ho deciso di mollare tutto. Mi sono presa un periodo di pausa per capire cosa volevo e ripartire da me”. Francesca allora ha 46 anni e da lì vive da sola un anno e mezzo a Roma, città dove aveva sempre voluto vivere e che si è data la possibilità di esplorare. Lì realizza un altro sogno nel cassetto “ho frequentato un master di coaching umanistico e sono tornata a casa, in Emilia, tornando simbolicamente al punto di partenza e ho iniziato a lavorare soprattutto con le donne. Un viaggio di andata e ritorno che amo festeggiare con un bicchiere di vino in mano!”.

Ogni volta che hai cambiato vita, come hai fatto a capire che era il momento giusto?
“Per me il cambiamento non è mai stato qualcosa di programmato: è sempre stato un’esigenza che arrivava da dentro, una necessità. Vivo ogni momento come una nuova esperienza che mi permette di crescere, fare esperienza e rinnovarmi. Credo che sia così per tutti: la differenza, secondo me, sta nel riuscire ad ascoltarsi“. E il tempo che passa? “Ho imparato a viverlo come necessario per mettere a frutto e avviare i processi del cambiamento. Vivo e mi gusto il percorso, come se fosse una crescentina (o tigella, come forse la conoscete voi), che è un po’ il mio cibo simbolo, perché è un cibo semplice, che chiama le persone a sedersi insieme. Dentro può contenere ripieni diversi, ma alla fine, gira e rigira, riempio sempre la prima e l’ultima di pesto di lardo, aglio e rosmarino. Perché alcune cose, anche dopo mille cambiamenti, restano casa“.
Ma tu non hai paura di cambiare?
“Certo che ho paura. Quest’anno, per esempio, ho scoperto la paura di restare senza soldi mentre ristrutturavo casa, mentre l’anno scorso temevo per la mia vita affrontando una brutta polmonite. Ho passato momenti davvero difficili, ma quello che ho capito grazie a queste esperienze è che non dobbiamo forzarci a scacciare le paure a tutti i costi: è più utile viverle e ascoltarle quando arrivano. La paura fa parte della nostra vita, esattamente come la felicità. Dobbiamo attraversare tutte le emozioni, perché sono quelle che ci rendono umane”.
Cosa aiuta quando ci sentiamo bloccate dalla paura?
“Sono tanti anni che lavoro su di me e ho imparato ad allenare il mio ascolto interiore. Negli ultimi cinque anni mi sono riconnessa alla natura, alle stagioni, alle fasi lunari. Ho capito che non siamo separate da ciò che ci circonda: siamo parte di un unico grande movimento e da quando ho abbracciato tutto insieme mi sento molto più allineata alla vera me. Prendi il cibo, per esempio. Il cibo è gioia, è presenza, è condivisione. È un gesto d’amore, un modo silenzioso di dire “ti vedo”, “ti voglio bene”, “sei a casa”. Cucino per stare bene, per creare legami o renderli più forti. Non mi piace il cibo che deve stupire, non credo che servano grandi cose: a volte basta un pezzo di pane e un filo d’olio per sentirsi pieni. Non solo nello stomaco”.

Siamo all’inizio dell’anno, periodo in cui la voglia di cambiare si fa più intensa: hai un consiglio per chi vorrebbe trovare il coraggio di cambiare?
Negli anni, sui social soprattutto (dove la trovate come @lagonzi), Francesca ha raccontato tanto anche della sua vita personale: “la separazione, le mancate gravidanze, le difficoltà della vita quando ero una “fuori sede”, i momenti di sconforto quando ho perso persone care. Tutto questo, insieme alla mia esperienza lavorativa e a come ho affrontato i cambiamenti, ha fatto capire a chi mi segue che è possibile cambiare in qualsiasi fase della vita. Sì, anche alla soglia dei cinquant’anni. Molte donne si sentono vicine alla mia esperienza, ai miei cambi di vita, al mio vissuto. Oggi lavoro con agenzie, aziende e piccole imprese, ma l’energia che mi danno le donne, con le loro storie, la loro motivazione e la loro forza, per me è impagabile”.
Cosa ti piace soprattutto di quello che stai facendo ora e che vorresti portare anche nel 2026?
“Lavorare con le donne per me è impagabile. Perché abbiamo una luce che non si spegne, anche quando è coperta dalla stanchezza o dalla paura. Le donne hanno il desiderio profondo di essere indipendenti, di trovare un modo di lavorare che le faccia sentire allineate, rispettate, vive. Vogliono farcela senza tradirsi, restando fedeli ai propri valori. E, anche quando non lo dicono ad alta voce, hanno tutte la stessa domanda: “Posso farlo a modo mio?” e per me la cosa più importante è lasciarle libere di essere se stesse. Lavorando con tante donne diverse, imparo continuamente a conoscere mondi nuovi e modi differenti di vedere le cose. Una cosa che mi sentirei di dire a tutte è che brindiamo troppo poco, secondo me: dovremmo farlo più spesso e celebrare sempre i nostri successi anche piccoli, ma la vita è fatta anche di quelli. Quindi più brindisi quest’anno!”




















