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Visita in cantina da Lungarotti: dove il vino è di casa

Questa volta l’amore per il vino ci ha portate in Umbria, a Torgiano, da Chiara Lungarotti e al Museo del Vino

Si dice che Henry James, autore di Ritratto di Signora, dopo aver trascorso un felice periodo in Umbria, scrisse: “Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non avere fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quelli che i suoi occhi incontreranno“. Arrivate a Torgiano, piccolo borgo tra le colline dove ha sede la storica cantina Lungarotti, abbiamo subito seguito il consiglio di James ed ecco cosa abbiamo visto.

Filari, filari, filari e poi castelli e borghi medievali

Siamo andate a trovare la nostra artigiana dell’uva Chiara Lungarotti

Quando si dice una “cantina al femminile”. Oggi l’azienda Lungarotti è guidata da Chiara, che è Amministratore Delegato, mentre sua sorella Patrizia, enologa – la prima in Italia – sovrintende la creazione di ogni vino e cura ogni annata con competenza, amore e dedizione. Al loro fianco una squadra di donne che le affiancano in tutte le fasi e i luoghi della produzione del vino e dell’accoglienza. Al marketing c’è Grazia – c’è lei dietro ai cofanetti che ricevete – in enoteca c’è Mercedes, che ci consiglia anche un buonissimo ristorante dopo la nostra visita, e in cantina incontriamo Maria, la più giovane della squadra Lungarotti, appena assunta dopo lo stage.

Eccola, mentre ci mostra l’area della cantina dove avviene la fermentazione in bottiglia degli spumanti

Maria ci conduce in tutte le parti della cantina Lungarotti e ci accompagna in ogni fase produttiva del vino. Tanto che ci sentiamo due grappoli in vendemmia! Ci divertiamo nell’osservare le grandi deraspatrici all’esterno, a sbirciare all’interno delle botti d’acciaio dove il vino ha iniziato a fermentare, ad annusare l’aria carica del profumo del mosto che si respira in bottaia tra le tonneaux. Nella sala dove, per anni, venivano lasciati i grappoli a fermentare e che oggi ospita gli incontri formativi con le scuole, lasciamo il nostro nome sul muro insieme alle firme delle tante persone venute in visita. Camminiamo in silenzio per le sale dove avviene la fermentazione in bottiglia, rabbrividendo all’ambiente mantenuto in temperatura, fino all’imponente sala dell’imbottigliamento dove possiamo soltanto immaginare il rumore che, quando l’apparecchio è in funzione, sovrasta pensieri e parole.

Nella sala dell’imbottigliatura nuovo e antico coesistono: sopra alla macchina usata oggi è ancora presente il primo imbottigliatore che portava le bottiglie a coppie dalla sala di fermentazione fino a qui, passando dall’etichettatrice

Lasciamo la cantina e degustiamo: i vini di Chiara Lungarotti

Maria ci accompagna anche nella degustazione, che conclude in bellezza la nostra visita alla cantina. Lungarotti produce ventinove etichette e due milioni di bottiglie ogni anno. Poiché noi ne conosciamo tre – il L’UM rosso, che è presente nel cofanetto degustazione di Chiara, il suo gemello in bianco il L’UM bianco, e il Rubesco (di cui avevamo parlato anche su Instagram in questo post) – chiediamo di poter degustare i vini che non conosciamo, ma che sono significativi per la storia di Chiara e della sua famiglia.

I vini che degustiamo da Lungarotti

Il vitigno umbro per eccellenza, il Sangiovese, è il protagonista di questa selezione, insieme agli autoctoni Grechetto e Trebbiano. Apprezziamo particolarmente il Brezza Rosa, un Umbria Rosato IGT dal gusto fresco ed elegante, che eleggiamo immediatamente come il nostro nuovo preferito per gli aperitivi di fine estate, magari in accompagnamento ai salumi e ai formaggi umbri. L’Aurente, invece, è il preferito di Maria, un vino bianco che si caratterizza per il colore dorato, caratteristica peculiare di questo vino da cui prende il nome. Chiudiamo la degustazione con un assaggio di Rubesco Riserva, un vino che è considerato come uno dei migliori rossi italiani, e che ci conquista con il suo cuore rosso rubino proiettandoci già verso l’autunno negli abbinamenti: ce lo immaginiamo degustato a cena, con lo scoppiettio del camino in sottofondo, ad accompagnare primi corposi e piatti a base di carne.

Le grandi tonneaux, dove inizia la vita del Rubesco

Le visite in cantina ci piacciono tutte. Ma forse il nostro momento preferito è proprio quello della degustazione. Tra profumi, colori, sapori, mentre il vino volteggia nei bicchieri e noi ci sentiamo coraggiose nel suggerire con parole che iniziamo a far nostre quello che con i nostri sensi sentiamo soltanto – è rubino, ha una nota eterea, ha una buona persistenza – sentiamo davvero che questo è il momento in cui davvero avviene l’incontro non solo con colei che ha prodotto il vino, ma anche con il territorio da cui entrambi provengono.

Visitiamo il Museo del Vino per scoprire come tutto ebbe inizio

Il profondo legame tra vino, persone e territorio costituisce le radici del Museo del Vino, voluto dalla madre di Chiara, Mariagrazia Lungarotti, che ha sede proprio a Torgiano a circa dieci minuti a piedi dalla cantina Lungarotti. È qui che ci dirigiamo una volta conclusa la nostra visita in cantina. Il Museo è stato fondato nel 1974 e oggi è gestito dalla Fondazione Lungarotti con l’intento di raccontare i significati e l’interesse millenario per il vino, attraverso manufatti, pratiche e tradizioni, tra viticultura, arte, religione e medicina.

Fotografia conservata nel Museo del Vino e risalente agli anni ’60 del Novecento. A dimostrare come le donne sono sempre state in prima linea nella coltivazione e cura della vita e nella produzione vitivinicola insieme agli uomini

Il percorso ripercorre la storia d’amore tra l’umanità e quello che gli antichi chiamavano il nettare degli dei. Qui impariamo a conoscere la cultura della vite e l’uso del vino nel passato, secondo usi e tradizioni nate in Umbria e che si ritrovano poi in altre comunità umane. Le numerose testimonianze presenti nel museo, che ci divertiamo a osservare incuriosite, indicano senza ombra di dubbio che laddove c’è una comunità umana, c’è sempre anche il vino.

Exlibris conservato nel Museo del Vino di Torgiano

Scopri la storia di Chiara Lungarotti e degusta i suoi vini accompagnata dalla sua voce

vite in cantina venturini baldini

#viteincantina: una giornata da Venturini Baldini

24 ore insieme a Julia Prestia

C’è chi dice (Agnes) che le decisioni prese all’ultimo sono le migliori. E c’è chi (io) pur non credendoci nemmeno un po’ sì lascia trascinare. E, così, ci siamo ritrovate su un treno per Reggio Emilia un venerdì pomeriggio per raggiungere la Tenuta Venturini Baldini, sui colli reggiani. Ospiti di Julia Prestia per una sola giornata, ma tutta da ricordare.

ore 16:00 – arrivo alla dimora storica di Roncolo 1888

Quando l’abbiamo conosciuta era lo scorso novembre. Era venuta a Milano per Wine Up Your Life e aveva raccontato la sua storia al pubblico milanese intervenuto per il nostro primo evento. Julia Prestia è una donna alta, con gli occhi che brillano, un sorriso largo e accogliente; le mani, che tradiscono chi lavora lontano dalla scrivania, la postura fiera di chi sta facendo esattamente quel che desidera e che si trova esattamente dove vuole essere. Appena messo piede nella sua Tenuta, di fronte alla villa di Roncolo 1888, il wine relais di Venturini Baldini, abbiamo capito perchè.

Parlando di questo luogo, immerso nelle colline, Julia ci ha detto: “ho realizzato il mio sogno”. Cresciuta in Austria, ha lavorato a Londra ed è arrivata in Italia nel 2015 insieme a suo marito Giuseppe e ai loro quattro figli. Ha scelto questa tenuta, nelle Terre di Canossa, per creare un luogo dove si produce vino, secondo le antiche tradizioni, e dare vita a prodotti eclettici, reinventando quella stessa tradizione. “Quando hai una buona materia prima”, ci dirà Laura durante la visita alla Cantina Storica “te lo puoi permettere”. Ma è solo il nostro arrivo e tocca di prepararci per l’aperitivo.

ore 18:00 – aperitivo in vigna e bollicine sotto le stelle

Come scopriamo subito, discendendo a piedi la collina per raggiungere il prato antistante l’altra Cantina, quella dove oggi si concentra la gran parte della vinificazione di Venturini Baldini, l’aperitivo del venerdì sera è un evento atteso a cui partecipano persone da tutto il circondario. E come dar loro torto: la magia che si respira, sdraiate sotto al cielo che inizia a tingersi di viola al crepuscolo, con un bicchiere di Cadelvento Spumante Brut Blanc de Blancs DOP, è impagabile. Trascorriamo qui tutta la sera, con la musica del dj set in sottofondo e le colline ad abbracciare l’orizzonte.

ore 11:00 – giro della Cantina Storica di Venturini Baldini

La mattina dopo decidiamo di dedicarla alla scoperta della Cantina Storica, situata sotto il corpo centrale del Relais. La nostra guida è Laura e insieme a noi c’è un gruppo di ospiti, europei e americani, che restano ammirati dalla bellezza del luogo. Quattro stanze, dai soffitti bassi e dal profumo di mosto, caratteristiche tipiche delle cantine dell’alto centro Italia. Qui, nei tonneaux e nelle più piccole barrique, fermentano i vini rosati e il TERS Malbo Gentile, un vino ottenuto dalla vinificazione ferma delle uve che solitamente si utilizzano per ottenere il Lambrusco. Il TERS è una delle scommesse che Julia ha voluto fare al suo arrivo a Venturini Baldini e oggi, questo vino molto particolare, ha anche una versione in bianco ideale per l’aperitivo.

La parte della Cantina che preferiamo è quella dove vengono conservate tutte le bottiglie prodotte da Julia sin dal suo arrivo alla Tenuta. Ci racconta che, per lei, questo luogo è come un diario del vino, che poi è come se fosse il diario delle persone che vivono qui: una bottiglia contiene la storia del territorio, sa raccontare com’è stato il tempo quell’anno, se la vendemmia è stata gentile oppure no. Noi rimaniamo affascinate e ci divertiamo a osservare gli ospiti che restano in muta ammirazione di fronte alle bottiglie più antiche.

ore 15:00 – Cadelvento Lambrusco Spumante Rosè a bordo piscina

Verso l’ora di pranzo ci dirigiamo verso la piscina del relais. Non per nulla è l’estate più calda degli ultimi anni e noi non siamo di certo piante di vite, abituate a resistere anche sotto il sole più cocente… Decidiamo di pranzare con un tagliere di salumi e formaggi del territorio – non per niente siamo in Emilia Romagna, terra di parmigiano e prosciutto crudo – accompagnato da una bottiglia di Cadelvento Lambrusco Spumante Rosè ghiacciato.

Trascorriamo così (sì, come nella foto) tutto il pomeriggio e ci chiediamo perché nelle nostre vite non ci sono più spesso 24 ore fatte così. Tra vino, chiacchiere, storie e buon cibo (e una piscina tutta per noi). Per fortuna, i vini di Julia sono presenti su Vite e per chi li acquista c’è la possibilità di fare una visita in cantina. Vero che è una vera fortuna?

Lasciati ispirare dalla storia di Julia e acquista i suoi vini: per andare alla pagina clicca qui.

Grazie a Julia Prestia e a Roncolo 1888 per l’ospitalità.

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Giro per cantine? Dove trovare le artigiane dell’uva

Le artigiane dell’uva sono la destinazione perfetta per i weekend d’estate: ti aspettano in tutta Italia per aprirti le loro cantine e farti degustare i loro vini

Con queste temperature, in attesa delle tanto agognate vacanze lunghe, dal lunedì al giovedì la domanda più gettonata è: che cosa fai questo weekend? Il nostro consiglio è sempre lo stesso: un bel giro per cantine! Quelle delle artigiane dell’uva, of course, sparse in tutta Italia e pronte ad accoglierci per una gita in giornata, un weekend di relax o uno dei tanti addii al nubilato che affollano le nostre agende. Molte infatti non sono solo cantine, ma offrono possibilità di accoglienza di diverso tipo, fino al relais perfetto per un retreat a base di vino e bellezza.

Come si organizza un giro per cantine?

Chiacchierando con le nostre amiche, sembra che l’aspetto più difficile sia quello di sapere da che parte cominciare. Se, infatti, non siamo esperte di vino, e volessimo, per esempio, fare una ricerca su Google o su Instagram, le migliaia di risultati che troviamo, anche solo nella nostra regione, farebbe desistere chiunque. Il primo consiglio che ci sentiamo di darvi, se volete organizzare un giro per cantine e non sapete come fare, è quelo di scriverci, dato che, come sa chi ci segue anche sui nostri profili personali, spesso siamo in giro e amiamo condividere spunti e consigli utili a chi ce lo chiede (e qui vi ricordiamo che a questa mail rispondiamo entrambe e subito: info@vitestoriedivinoedidonne.it).

Il secondo consiglio è quello di fare una ricerca geolocalizzata nel luogo dove vorreste andare. Con i suoi 341 vini DOC e 78 vini DOCG, l’Italia è uno dei Paesi con la produzione di vino più diversificata al mondo. Potremmo quasi dire che, così come ogni borgo ha il suo dialetto, così ha anche il suo vino. Dunque, se da un lato questa varietà può confondere, dall’altro, abbiamo la sicurezza che ovunque sarà la meta del nostro giro fuori porta, probabilmente poco lontano ci sarà qualche cantina da visitare.

Una volta aperto Google e aver fatto la ricerca “cantine NOME POSTO DOVE VOGLIO ANDARE”, che fare? Il primo passo è visitare il sito web per vedere se la cantina offre esperienze di visita o di degustazione predefinite. Oppure, si chiama e si chiede se sono disponibili quel giorno a quell’ora per farvi fare un giro in cantina. Poiché, come amano dire anche le nostre artigiane dell’uva, la terra non conosce Natale o domenica e si lavora tutti i giorni, per non mettere in difficoltà la persona con cui stiamo parlando, è sempre meglio telefonare per tempo e accordarsi per il momento del weekend più comodo per entrambe le parti.

lefiole vini degustazione oltrepo
Noi durante la nostra visita in cantina da Elisa e Silvia Piaggi di Lefiole

Come prepararsi per un giro per cantine

Se hai in mente di visitare più cantine nello stesso giorno o fine settimana, considera sempre che per una visita in cantina fatta bene, che ti consenta cioè non semplicemente di degustare il vino, ma anche di ascoltare la storia di chi lo ha prodotto, conoscere il territorio e assaporare il contatto con la natura, che fa sempre bene, dovrai dedicare almeno tre ore. A nostro parere, l’orario migliore è il tardo pomeriggio: perché il giro in vigna sarà sotto un sole più clemente, si arriverà alla degustazione all’orario dell’aperitivo e le foto con la golden hour sono le più spaziali!

Indossa abiti leggeri e scarpe comode, se la visita prevede anche una passeggiata nelle vigne, e se per caso hai deciso di visitare una cantina al mattin e una al pomeriggio, occhiali da sole e un cappello di paglia. Molte cantine, soprattutto quelle storiche, hanno anche una bottaia o delle sale archivio dove la temperatura deve essere mantenuta attorno ai 20 gradi: dunque, anche una felpina non è mai una cattiva idea.

Dulcis in fundo, la degustazione. Se non ci sono esperienze di visita predefinite, puoi chiedere il numero e la tipologia di vini previsti in fase di prenotazione. E se hai paura di esagerare, non preoccuparti, solitamente questo momento, che è tra i nostri preferiti, è sempre accompagnato da prodotti del territorio. Perchè, come amano dire le nostre artigiane, il vino è solo una delle tante espressioni di una terra.

picnic in vigna colli tortonesi
Il meraviglioso pic nic in vigna di Alice Castellani di Cascina Giambolino

In giro per le cantine delle artigiane dell’uva: mappa e itinerari

Se hai bisogno di ispirazione o se, semplicemente, hai piacere ad andare a visitare cantine al femminile, cioè condotte da donne e dove le donne svolgono un ruolo primario nella produzione e creazione del vino, sei nel posto giusto. Clicca qui per vedere la mappa di tutte le artigiane dell’uva oppure continua a leggere per consigli di itinerario a seconda dell’area geografica.

Le artigiane dell’uva del sud Italia

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Mare e un bicchiere di vino al crepuscolo, what else?

Se hai già programmato le vacanze in Italia, non c’è niente di meglio per concludere in bellezza la giornata con una visita in cantina e conseguente degustazione. In Campania, Cristina Varchetta di Cantine Astroni propone una passeggiata tra le vigne nel meraviglioso territorio dei Campi Flegrei. Tra i suoi vini più rappresentativi, presenti anche nel suo cofanetto degustazione che trovi anche qui su Vite, il Pedirosso Colle Rotondella, un vitigno autoctono capace di regalare grandi emozioni, anche d’estate. In Calabria, Filomena Greco di iGreco produce un vino dal colore del sole, e che prende il suo nome, in una valle verde e fresca grazie ai venti che provengono dal mare; qui, insieme alla sua famiglia, propone cinque esperienze di degustazione di vino e olio. Infine, in Sicilia, a Marsala, le sorelle Giovanna e Rosanna Caruso di Caruso e Minini propongono sei differenti esperienze di enoturismo alla scoperta dei prodotti del territorio in abbinamento fino a sei dei loro buonissimi vini. Per una pausa con i fiocchi tra un tuffo e l’altro.

Le artigiane dell’uva dell’Oltrepo Pavese

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La splendida vista sull’Oltrepo Pavese

Ancora a Milano? Se, come noi, sei ancora in città e le tue ferie sono ancora lontane, le nostre quattro artigiane dell’Oltrepo Pavese sono pronte ad accoglierti. Lefiole, a Montalto Pavese, organizzano eventi serali e pomeridiani di degustazione e di scoperta delle loro terre, da cui passa anche il 45esimo parallelo; oppure, la degustazione consueta, come quella che abbiamo provato anche io e Agnes, prevede un viaggio alla scoperta di tutti i loro vini abbinati a prodotti a km 0. Altre due sorelle, Laura e Patrizia Torti di Torti Wines, organizzano pic nic in vigna super romantici a Montecalvo Versiggia, nel cuore dell’Oltrepo, a soli 40 minuti da Milano. Francesca Seralvo, della Tenuta Mazzolino, accoglie singoli e gruppi per una visita della cantina che può essere totalmente personalizzabile. Tenete d’occhio i suoi canali social per conoscere le prossime date di aperitivi e cene in vigna. Caterina Cordero, di Cordero Sangiorgio Winery, è l’ultima artigiana arrivata su Vite e propone visite in cantina alla scoperta dei tesori dell’Oltrepo, a partire dal suo pinot nero (che prende il nome della madre dei draghi).

Le artigiane dell’uva del centro Italia

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I vigneti di Fattoria La Maliosa in Maremma

Il sole infuoca gli aperitivi in vigna di Fattoria La Maliosa, chez Antonella Manuli, a Saturnia nel cuore della Maremma. Non solo semplici visite e degustazioni, accompagnate da prodotti maremmani, ma anche un winebar pronto a stupire e una starbox tra i filari dove addormentarsi sotto il cielo trapuntato di stelle. In Umbria, invece, tra Torgiano e Montefalco, Chiara Lungarotti di Lungarotti Wine propone visite in vigna e in cantina di diverso tipo, insieme alla scoperta del primo Museo del Vino e dell’Olio d’Italia, fondato dalla madre. Accanto alla cantina, anche un agriturismo che offre un’ospitalità d’eccezione, e splendide cantine che fanno da sfondo agli eventi che popolano la tenuta per tutta l’estate.

Le artigiane dell’uva del nord est

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Cos’hanno in comune Veneto ed Emilia Romagna? Mare a parte, il rosè ovviamente

Vino, arte e relax: è la ricetta di Julia Prestia per l’estate dell’enoturismo di Venturini Baldini a Roncolo, in Emilia Romagna. Alle consuete visite in vigna, cantina e nell’acetaia, si aggiunge un aperitivo musicale ogni mercoledì sera e un festival artistico fino a metà agosto. Il relais è stato pensato per accogliere gli ospiti in un’atmosfera da fiaba super rilassante. Se invece siete in vacanza sul Lago di Garda, una visita al borgo medievale di Lazise e alla tenuta della famiglia di Erika e Giorgia Marchesini è d’obbligo: da Marchesini Winery c’è sempre infatti l’occasione di conoscere il chiaretto in tutte le sue sfumature.

Le artigiane dell’uva del Piemonte

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Durante l’ultimo giro per cantine in Piemonte

Langhe, colli tortonesi e Gavi: neanche a farlo apposta, le nostre artigiane dell’uva piemontesi si trovano in tre dei territori più meravigliosi d’Italia. Chiara Cane, dell’Azienza Agricola Fratelli Ferro, ha un Nebbiolo che è un sogno (e che stiamo convincendo a portare anche in Vite in un cofanetto in edizione limitata solo per la nostra community!) e vi aspetta nel cuore delle Langhe, a Santo Stefano Belbo, per una visita tra i filari. Poco lontano, nell’astigiano, Nadia Verrua, della Cascina Tavijn, produce vini naturali e propone una visita in cantina genuina, come le sue creazioni. Chiara Soldati, di La Scolca, propone esperienze esclusive alla scoperta dei vini del Gavi, da provare! Infine, Alice Castellani di Cascina Giambolino, propone un super romantico pic nic in vigna come quello che abbiamo provato io e Agnes durante il nostro ultimo giro per cantine in Piemonte.

Le artigiane dell’uva dell’Abruzzo

cantine donne abruzzo
La vista sulle vigne di Montupoli della Tenuta I Fauri

In Abruzzo c’è solo l’imbarazzo della scelta. Valentina di Camillo di Tenuta I Fauri offre la possibilità di una visita in cantina e in vigna oltre alla possibilità di pernottare in un bellissimo agriturismo con piscina. Poco lontano, Simona di Candilo di Tenuta Oderisio propone i suoi vini in abbinamento a un tagliere di prodotti a km0 dopo una passeggiata per la vigna e le cantine. Dulcis in fundo, Mariapaola di Cato, dell’Azienda Agricola di Cato, si trova nell’antico borgo di Vittorito: qui il profumo di vino è sempre nell’aria e lei è pronta ad aprire le porte delle sue terre e della sua cantina per degustazioni dal sapore familiare.

Clicca qui per vedere la mappa con tutte le artigiane dell’uva. E se andrai in giro per le loro cantine facci sapere come va: condividi le tue esperienze con l’hashtag #viteincantina

vite storie di vino e di donne associazione

Vite Storie di Vino e di Donne è un’associazione

Dallo scorso 13 maggio il nostro impegno per sostenere le donne, quelle che amano il vino e quelle che lo producono, ha una marcia in più (e, finalmente, anche una forma giuridica)

Due estati fa, più o meno in questo periodo, ci trovavamo in vacanza in Oltrepo Pavese. Era domenica sera, eravamo sulla terrazza dell’Enolocanda di Stefano Milanesi, con di fronte un tramonto che infuoca tutta la pianura e alle spalle un weekend di chiacchiere e di presa di consapevolezze. Possiamo dire che quella sera nacque Vite, il nostro progetto del cuore che ci ha dato la possibilità, nell’ultimo anno e mezzo, di incontrare donne meravigliose di cui ascoltare e raccontare la storia. L’ultimo anno ci ha visto crescere molto, abbiamo accolto 18 artigiane dell’uva sul nostro sito, la nostra community oggi accoglie più di 1000 persone e tante di più ne abbiamo incontrate negli eventi da noi organizzati e in quelli in cui abbiamo avuto il piacere di partecipare.

Sono proprio questi passi importanti ad averci fatto rendere conto che per poter continuare a sostenere le nostre artigiane dell’uva, al fine di rendere possibili nuove collaborazioni che portino valore, a loro e alle donne che fanno parte della nostra community, era necessario dare una forma ufficiale al nostro progetto.

Fino a quel momento, infatti, eravamo soltanto due amiche con una bella idea

Così, trovare una forma giuridica che ci permettesse di andare avanti con grinta e determinazione, oltre che a risolvere alcuni problemi a livello amministrativo, è dove si è concentrato il nostro lavoro degli ultimi mesi. Per tutti questi motivi, infatti, lo scorso 13 maggio abbiamo fondato ufficialmente l’Associazione di Promozione Sociale Vite Storie di Vino e di Donne.

Vite store di vino e di done è un’associazione: cosa succede adesso

  • potremo portare avanti sempre meglio i nostri valori e l’obiettivo di Vite, il nostro impegno continuo e costante nel fare del nostro meglio per creare occasioni di incontro tra le donne che amano il vino e quelle che lo producono
  • avremo la possibilitá di creare partnership ed eventi, sempre di più e sempre più grandi, di racconto, di vino, di formazione e trasformazione
  • potremo partecipare a bandi/concorsi in linea con i valori e interessi di Vite, che ci permetteranno di creare ancora più occasioni di incontro tra le donne che amano il vino e quelle che lo producono
  • miglioreremo il sito e la modalità d’ordine, per rendere tutto più facile e immediato
  • continueremo a cercare e ad accogliere sempre più le artigiane dell’uva che vorranno far parte di questa community straordinaria di donne, appassionate di vino, che cercano ispirazione e modalità diverse di vivere la propria vita e realizzare i propri progetti

come ordinare vino ristorante consigli sommelier

Come si ordina il vino al ristorante?

I consigli della sommelier per non sbagliare quando siamo al ristorante e tocca a noi scegliere il vino

Le nostre amiche sommelier e artigiane dell’uva ce l’hanno sempre detto. Ci sono due modi per conoscere davvero bene il vino: il primo è assaggiarlo (il secondo ancora non ce l’hanno detto). Ora che stiamo diventando delle esperte, in formazione costante presso l’Università-del-bere-tanto-e-bene, ci capita sempre più spesso, quando siamo al ristorante sole o in compagnia, che ci venga chiesto, dal personale di sala o da chi ci accompagna: scegli tu?

Così, per imparare una volta per tutte che cosa fare quando ci chiedono di ordinare il vino al ristorante, abbiamo chiesto alla nostra amica Isabella Mancini, socia AILS ed esperta di vino che ci ha insegnato come fare una degustazione al nostro ultimo evento, di darci delle dritte per quando siamo al ristorante, o in un’etoca, e dobbiamo scegliere noi il vino.

Che vino scegliere?

Le strade da percorrere sono due. La prima, è chiedere la carta dei vini e guardare se tra le proposte c’è qualche cantina che già conosci, magari perché ti è stata regalata una bottiglia, magari perché si trova vicino a quel posticino dove hai trascorso le vacanze o magari è una di quelle presenti su Vite. La seconda, che Isabella consiglia per andare sul sicuro e anche per fare un’esperienza nuova e fuori dalla tua zona di comfort, è quella di chiedere un consiglio a chi ti sta servendo. A questo punto, per poterti dare un consiglio assennato, chi ti serve dovrebbe chiederti se sei interessata ad assaggiare un vino al calice, oppure uno in bottiglia.

Dopodichè, avendo in mente cosa hai ordinato per la cena, potrà farti proposte diverse a seconda di quello che ha in mescita e in carta dei vini, suddivise per budget differenti e infine ti descriverà le caratteristiche di ogni vino. Se ti trovi in un’enoteca, oppure hai chiesto un vino al calice, a questo punto dovrebbero presentarti un bicchiere per l’assaggio. Oppure, se hai richiesto una bottiglia, dovrai fare la tua scelta e chiedere di assaggiare. A volte può succedere che il locale abbia terminato il vino che hai scelto. Tocca allora a chi ti serve presentarti un’alternativa, solitamente della stessa fascia di prezzo e con le stesse caratteristiche.

Sempre molto importante, prima dell’assaggio, è conoscere anche l’annata: potrai renderti conto più facilmente se quello che ti viene portato è un vino che ha raggiunto la sua maturazione, ed è stato dunque messo in carta correttamente, oppure no; se il vino che stai assaggiando è stato conservato correttamente oppure se ha un sapore che corrisponde a un vino più vecchio, questo può metterti sul chi va là.

Chi assaggia per primo?

Tradizionalmente, indovina un po’, ad assaggiare è l’uomo. Per fortuna, però, ci succede sempre più spesso che non sia dato così tanto per scontato. Anzi, è bello sentire la persone che ti accompagna dire al cameriere che gli sta porgendo il bicchiere: assaggia lei. Quando dicono che la strada per la parità tra i generi si accorcia se anche gli uomini camminano con noi, intendono anche questo.

In ogni modo, assaggia chi sceglie. E se il vino lo hai scelto tu, ti tocca di assaggiare. Quando chi ti serve ti porge il bicchiere e si appresta ad aprire la bottiglia, guarda cosa sta facendo, guarda la bottiglia, osserva l’etichetta, osserva i suoi movimenti. Prendi il bicchiere in mano solo quando il vino è al suo interno. Ora puoi assaggiare (se non sai come fare, puoi dare un’occhiata a questa miniguida).

Ok, ho assaggiato il vino, e adesso?

Abbiamo la conferma ufficiale. Non si dice “è buono” e non si dice “mi piace”, perché in quei pochi secondi di assaggio non è possibile giudicare un vino se non per quanto riguarda la prima impressione. E la prima impressione è quella che ci può dire se un vino ha dei difetti evidenti – è ossidato, presenta dei residui di tappo e così via – ma niente di più. Quindi, se non presenta questi difetti, possiamo dire: “va bene”.

E se non va bene? Ricordati che, esattamente come rimanderesti indietro un pesce la cui carne non è fresca, se il vino presenta dei difetti puoi sempre rimandarlo indietro. Ogni ristorante, a quel punto, ha le sue regole per come rimediare all’errore, che può essere di produzione così come di conservazione di quella bottiglia. Quel che è certo è che la vita è già dura abbastanza per decider di bere un vino cattivo solo per aver paura di farlo presente.

3 errori da non fare se al ristorante ordini un vino al calice

  1. A proposito di diritti, quando chiedi un vino al calice, dovrebbe esserti presentata la bottiglia anche il quel caso. Se non viene fatto, non puoi effettivamente sapere se il vino che ti è stato servito è effettivamente quello da te scelto, e questo è scorretto. Se non ti portano la bottiglia, chiedila.
  2. Se quando ti versano il vino, colmano metà bicchiere, senza darti quindi la possibilità di assaggiare, stanno di fatto privandoti di un tuo diritto di consumatrice. Se non ti fanno assaggiare, chiedi di poterlo fare.
  3. Se quando hai assaggiato, non ti piace: ricordati che puoi sempre sceglierne un altro.
evento wine up your life

Wine Up Your Life: il nostro primo evento

Il nostro primo evento su vino, imprenditorialità femminile e consapevolezza. Ti aspettiamo il 24 novembre 2021 a Spaces Milano, in Piazza Vetra 17.

Iscriviti qui

Quando abbiamo fondato Vite Storie di Vino e di Donne lo abbiamo fatto con l’intenzione, non solo di sostenere le produttrici vitivinicole italiane, ma anche con l’obiettivo di far incontrare le donne che amano il vino con le donne che lo producono, promuovendo l’empowerment di tutte le persone che entrano in contatto con noi. A quasi un anno dalla nascita del nostro progetto, finalmente il nostro primo evento

Dedicato al vino, alla consapevolezza e all’imprenditorialità femminile, in collaborazione con  Lean In Network – Milan, She Tech e LILT, l’evento si terrà mercoledì 24 novembre dalle 18:30 alle 20:30 presso Spaces Milano, in Piazza Vetra 17.

Perché partecipare a Wine Up Your Life

  • Parleremo di leadership, imprenditorialità femminile e consapevolezza finanziaria
  • Entrerai in contatto con 4 super community che nelle proprie normali attività si occupano di carriera, crescita personale, consapevolezza corporea, salute, leadership e…vino!
  • Avrai l’occasione di ascoltare le storie di due artigiane dell’uva
  • E potrai assaggiare i loro vini mentre conoscerai altre donne come te!

Agenda

ore 18:30 – 18:50 Accoglienza con live performance dell’artista Mariachiara Tirinzoni

ore 18:50 introduzione di Agnes Antal, co-creator di Vite Storie di Vino e di Donne

ore 18:55 – 19:15 workshop sulla leadership femminile by Lean In

ore 19:15 – 19:30 speech sul gender gap by SheTech

ore 19:30 – 19:50 storie delle artigiane dell’uva, Vera Prada, co-creator di Vite Storie di Vino e di Donne, dialoga con Julia Prestia di Venturini Baldini e Silvia ed Elisa Piaggi di Lefiole vini.

19:50 – 20:30 apertura corner di LILT su salute e consapevolezza corporea e, contemporaneamente, degustazione vini con networking

20:30 saluti e cin cin

Il ricavato dell’evento sarà devoluto alla LILT per la ricerca contro il tumore al seno.

Per informazioni: info@vitestoriedivinoedidonne.it

lefiole vini degustazione oltrepo

Dalle fiole dell’Oltrepò Pavese

Per la nostra terza tappa di #viteincantina siamo state da Lefiole vini a Montalto Pavese, per una degustazione in terrazza vista vigne con i prodotti del territorio

Elisa e Silvia sono due sorelle. Nate e cresciute a Montalto Pavese, su una collina da cui si intravede il mare da una parte e Milano dall’altra; terza generazione di una famiglia che da sempre coltiva uve, cinque anni fa, Elisa e Silvia hanno deciso di coltivare e far crescere il sogno del nonno e hanno così creato Lefiole vini, azienda vitivinicola che oggi produce pinot grigio, pinot nero e, da quest’anno, il loro primo Metodo Classico. Un nome, in dialetto oltrepadano, che simboleggia il loro legame viscerale con questo territorio che amano alla follia. Anche se la vita le ha portate lontano, una a Milano e una sul Lago Maggiore, hanno scelto di tornare sulla loro collina a fare il vino. Così, dalla fusione dei loro nomi nasce il pinot grigio Elivià, dai nomi dei genitori, Angela ed Enzo, il pinot nero Alenè e il nuovo Metodo Classico, il primo, il cui nome è un tributo alla piccola Isabel, uno scricciolo biondo che salta tra le vigne, ultima arrivata della famiglia.

isabel metodo classico degustazione vini oltrepo lefiole
Vera degusta Isabèl

Siamo arrivate da Elisa e Silvia la scorsa domenica mattina, un cielo che prometteva pioggia sin dalle prime luci e un’arietta fresca e leggera che portava il profumo della terra scura, ancora umida e smossa dal temporale della sera prima. Ad accoglierci, insieme alle “fiole” anche Isabel, Angela ed Enzo. Mentre Elisa iniziava a preparare l’occorrente per la nostra degustazione, Silvia ci ha accompagnato tra i filari per una visita delle loro vigne. “Quando eravamo ragazze ci piaceva aiutare papà nella vigna, trascorrevamo interi pomeriggi insieme a lui. Vedete, a quel tempo la nostra famiglia coltivava le uve e le conferiva alla Cantina Sociale. Mio nonno aveva sempre voluto iniziare a vinificare, ma non ha mai avuto modo. Io e mia sorella abbiamo deciso di prendere in mano l’azienda e di coltivare il suo sogno“.


La prima vendemmia

É proprio vero che la prima vendemmia non si scorda mai. “Risale alla mia infanzia“, racconta sempre Silvia, “Ricordo che era un periodo bellissimo perché tutto l’Oltrepò si animava e famiglie intere si riunivano per la raccolta dell’uva. Io ed Elisa eravamo molto piccole, ma già facevamo la nostra parte, con i secchielli da spiaggia e le forbicine dalla punta arrotondata, insieme a nostro padre sul trattore. Ci piaceva tantissimo dare il nostro piccolo contributo!“. E oggi? L’ultima vendemmia è stata bella, forse anche di più di quella prima, arrivata alla fine di un anno duro, il primo di pandemia, che ha messo a dura prova anche Lefiole. “Siamo nate da poco, ci siamo da subito prese cura della produzione del vino, per cui ci affianca l’enologo Guido Beltrami; della cura della vigna ancora si occupa il nostro papà, lo puoi vedere in qualsiasi stagione sul suo trattore passare tra i filari. Avevamo appena iniziato un giro di promozione quando è arrivato il Covid e lì si è fermato tutto“. Così è iniziata l’avventura di Lefiole nel mondo del digitale, con tante collaborazioni nate per avvicinare le persone grazie e attraverso il vino; l’esperienza delle degustazioni a distanza e, dallo scorso aprile, in Vite Storie di Vino e di Donne: “Il vostro progetto ci ha subito colpito e ne facciamo parte con orgoglioha scritto Silvia su LinkedIn qualche giorno dopo la nostra visita (e, a noi, è scattata la lacrimuccia!).

visita cantina lefiole degustazione vini oltrepo
Agnes felice tra i filari

La degustazione in terrazza

La degustazione da Lefiole si fa sulla terrazza della casa gialla dove sono cresciute, a Montalto Pavese. La vista, stupenda, sulle vigne, un cartello in testa a ogni filare che dichiara il vitigno in coltivazione; la cantina, dove avviene la vinificazione delle uve, sul pendio proprio di fronte. Chiediamo a Silvia ed Elisa di degustare le due annate di Elivià, contenute nel cofanetto degustazione che propongono su Vite, di assaggiare Alenè, il Pinot Nero, e con la nostra faccia tosta anche una delle selezionatissime prime bottiglie di Isabèl, il primo Metodo Classico dell’azienda, che prende il nome dalla figlia di Silvia, che ha giocato con noi per tutto il tempo in cui siamo rimaste ospiti nella casa gialla. Ad accompagnare i vini c’è la focaccia con i pomodorini preparata dal Sciur Garo, il panettiere del paese, insieme ai prodotti del territorio, il miccone, il pane di Pavia e provincia, il salame di Varzi, il formaggio della Val Staffora e la Lombata al Pinot.

lefiole vini degustazione oltrepo pinot grigio elivia
Le due differenti annate di Elivià, la differenza che fa la natura
degustazione vini oltrepo pavese lefiole
I prodotti dell’Oltrepò ed Elivia

I profumi e i sapori dell’Oltrepò ci riempiono il naso, la bocca e le dita. Ci confortano, con le prime gocce di pioggia che iniziano a cadere, le foglie delle viti intorno a noi che si allargano ad accoglierle. La siccità, la pandemia, non sono stati due anni facili per le artigiane dell’uva. Ammiriamo la grinta e la consapevolezza delle “fiole”, che sanno di avere un buon prodotto, perché fatto con amore e competenza, e desiderano farlo conoscere sempre di più. Salutiamo con il sorriso Elisa e Silvia, consapevoli che il nostro impegno con Vite è proprio quello di dare una mano, seppur nel nostro piccolo.

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torti visita in cantina oltrepo

No Torti no party

La seconda tappa del nostro tour estivo #viteincantina è dalle sorelle Torti in Oltrepo Pavese. Quanto ci siamo divertite!

La prima cosa che ci ha detto Laura Torti quando ci ha viste è stata: finalmente!

Laura Torti è stata una delle prime artigiane dell’uva a credere in noi e in Vite Storie di Vino e di Donne. L’avevo intervistata per il mio articolo dedicato alle donne del vino lo scorso settembre e di lei mi aveva subito colpito l’energia pazza che mette in tutto quello che fa. Laura è colei che ha preso il testimone del padre, Dino, nei vigneti che la sua famiglia coltiva ormai da tre generazioni; spigliata ed elettrica, la troviamo appena scesa dal trattore e lei mette subito in chiaro come stanno le cose: “finalmente ci conosciamo! Vi faccio vedere la cantina e tutto, ma non chiedetemi di fare video e foto, ché quelle le fa Patrizia“. (Ovviamente, siamo riuscite a farla ricredere!)

Eccoci proprio insieme a Laura (e al suo Pinot Noir)

Patrizia Torti è la sorella di Laura e si occupa della parte commerciale. Ci racconta subito quanto sia un piacere per lei aver ripreso ad accogliere in cantina colleghe, colleghi o semplici persone appassionate, per condividere con loro la storia della famiglia e della cantina. “Sapete com’è nato il nostro motto “No Torty no Party”?” ci racconta mentre ci conduce nella sala degustazione in cui assaggeremo il Gran Carisma, nuova bollicina d’alta gamma, “L’anno scorso abbiamo presentato la nostra nuova linea dedicata alla Route 66, che abbiamo creato insieme a Tony Moore, chitarrista degli Iron Maiden. Lui è venuto alla presentazione e si è divertito così tanto che ha voluto chiamare l’evento proprio No Torty No Party“.

Il Gran Carisma, un vino per festeggiare papà Dino

Quest’anno Dino Torti, padre di Laura e Patrizia, festeggia gli 80 anni e le due sorelle hanno voluto omaggiarlo con una nuova etichetta. Il Gran Carisma, un metodo classico, che appena stappato avvolge la stanza con il suo profumo caratteristico; una bollicina fresca e persistente, che solletica il palato e fa sorridere nel bicchiere. “Il fiocco blu che decora la bottiglia è simbolo della cura che mettiamo in tutti i nostri vini” racconta Patrizia mentre stappa il Gran Carisma che ha preparato per la nostra degustazione “Lo abbiamo chiuso a mano io, mia sorella e mia mamma, su tutte le bottiglie. È il nostro regalo per il nostro papà, che ci ha insegnato quello che sappiamo e che ci ha dato fiducia e la possibilità di portare in azienda le nostre idee e le nostre innovazioni“, aggiunge Laura che, nel frattempo, ha deciso di concedersi una pausa dalla vigna per trascorrere un po’ di tempo insieme a noi. Nel silenzio rotto sotto dal suono delle bollicine a contatto con il vetro del bicchiere, degustiamo il vino, con gli occhi persi sullo stupendo panorama dell’Oltrepo Pavese che si vede dalla finestra. Inutile dire che ci conquista sin da subito e continuiamo a gustarlo a piccoli sorsi, al palato e al naso.

torti degustazione oltrepo
Agnes degusta il Gran Carisma
torti gran carisma
Patrizia racconta

La cantina con la bottaia

La nostra visita prosegue verso la cantina e la bottaia. Ad accompagnarci è Laura, che intanto si abitua alle nostre domande così come si è abituata alle nostre fotografie. “Questo è lo spazio della cantina dove i nostri vini fermentano” ci dice accompagnandoci nel corridoio dove tante piccole barrique ospitano i Pinot Noir, firma della cantina Torti. Al piano di sotto, invece, troviamo le grandi tonneaux che ospitano gli altri rossi della cantina; e le bottiglie di Gran Carisma, per la fermentazione in bottiglia.

torti cantina visita oltrepo
Lo stemma della famiglia dipinto sul muro della barricaia

“Amo la cantina“, racconta Laura, “anche se il mio spazio vero è la vigna. Al lavoro mi sento me stessa, io sono come mi vedi. Mi piace portare innovazione nel nostro territorio e mi piacerebbe che fosse più valorizzato. Il nostro grande lavoro, mio e di Patrizia, è sempre quello che di riuscire a far conoscere sempre di più l’Oltrepo, anche all’estero. Per questo amiamo collaborare anche con marchi d’oltreoceano, pensa alla Route 66 o a Hello Kitty, perché siamo conbsapevoli della qualità dei nostri prodotti, del nostro territorio, della cura e dell’impegno che ci mettiamo, e vogliamo farli conoscere il più possibile“. Mentre passeggiamo tra le botti e ascoltiamo Laura raccontare quanto per lei sia importante il suo lavoro come artigiana dell’uva, ci sembra incredibile che quello spazio, oggi così calmo e silenzioso, sia in realtà uno spazio di lavoro. “Oggi lo vedete così, ma di solito qui è un via vai. Anche perché noi le vasche le abbiamo giù e portiamo qui solamente i vini che devono ‘fare legno’. Siamo molto orgogliose dei nostri collaboratori, ci sentiamo veramente parte di una grande famiglia“.

torti degustazione cantina oltrepo
La bellissima parte esterna della cantina
torti degustazione cantina oltrepo
Laura con Agnes
torti degustazione cantina oltrepo
Il Rosè Hello Kitty

Purtroppo, la nostra visita nella cantina di Laura e Patrizia è stata breve. Le due sorelle aspettavano un gruppo in visita e abbiamo preferito lasciarle alle loro attività. Il sabato e la domenica, infatti, entrambe cercan di dedicarsi all’accoglienza dei visitatori che arrivano da tutto il mondo per degustare i loro vini. Siamo state molto felici di averle conosciute finalmente di persona, con la promessa di tornare a settembre per la vendemmia: non vediamo l’ora!

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picnic in vigna colli tortonesi cascina giambolino

Un pic nic tra i filari nei Colli Tortonesi

La prima tappa del nostro tour estivo #viteincantina è la Cascina Giambolino sui Colli Tortonesi. Qui, Alice Castellani, produce i vini tipici del territorio e ci ha accolte con un magico picnic in vigna

Non poteva esserci inizio migliore. Il 27 giugno abbiamo iniziato il nostro tour per le cantine delle artigiane dell’uva che hanno aderito a #viteincantina, l’iniziativa che ci siamo inventate per far conoscere di persona le produttrici vitivinicole di Vite a chi fa parte della community. Siamo arrivate a Cascina Giambolino dopo aver sbagliato strada per ben tre volte. L’abbiamo riconosciuta subito, ai piedi di una collina, con Alice, suo marito Lele e il piccolo Giulio, di soli tre mesi, ad aspettarci sulla terrazza (probabilmente ci davano per disperse…).

Dopo un’infanzia trascorsa tra le vigne insieme ai nonni, Alice ha riscoperto il mondo del vino proprio grazie alla sua storia d’amore con Lele. Oggi sono alla guida di Cascina Giambolino dopo aver preso il testimone dalla madre di Lele, Nicoletta, che dagli anni ’90 si prendeva cura dei campi e della cantina. Da qualche tempo hanno deciso di spostare la cantina di fronte a casa, così da concentrare tutto il processo di vinificazione in un unico luogo.

pic nic vigna cascina giambolino
La vista sui Colli Tortonesi

La nostra visita è iniziata con una passeggiata nei luoghi preferiti di Alice. Il giardino, pieno di fiori colorati, dove organizza le degustazioni; la stalla delle mucche, dove giganteschi vitelli di razza Fassona riposavano sventolando le lunghe code e ci guardavano con occhi curiosi. “Mi piacerebbe moltissimo poter organizzare qui una Fattoria Didattica”, ci confida Alice; infatti, subito dopo le mucche, con cui subito facciamo amicizia, il recinto dei maiali, beati e sonnecchianti, in contrasto alle caprette che ci hanno salutato sovraeccitate con tanti “ebeeee”. Embè? Infatti, che caldo. Alice ci ha accompagnate in cantina, dove il fresco delle pareti appena intonacate, ci ha rinfrancate dal sole e dal viaggio. 

azienda agricola cascina giambolino
Vera fa amicizia con un vitello

La cantina di Cascina Giambolino

Non è ancora finita, ma quando lo sarà non vedo l’ora di poter accogliere le persone anche in questo spazio” ci ha confidato Alice. Da poco, infatti, lei e Lele hanno spostato la vinificazione proprio di fronte a casa. Questo ha permesso loro, non solo di concentrare in un unico luogo tutte le attività dell’azienda agricola, ma anche di potersi occupare più facilmente del piccolo Giulio, nato solo tre mesi fa e già mascotte ufficiale di #viteincantina!

visita in cantina colli tortonesi
La nuova Barbera che sarà imbottigliata nei prossimi mesi

Qui, Alice ci ha mostrato le botti di legno in cui sta invecchiando la nuova Barbera che dal prossimo imbottigliamento avrà un nuovo nome; le botti del Timorasso, il vino voluto fortemente da Alice perché rappresentativo del territorio: “È stata una mia idea iniziare la produzione di Timorasso. Sono molto curiosa di scoprire come reagirà all’invecchiamento, ho grandi aspettative per questo vino, il primo che ho prodotto in prima persona”.

rosato cascina giambolino degustazione vino
Il nuovo rosato con la sua etichetta

Un messaggio in bottiglia

E le bottiglie pronte per essere spedite, qualcuna nei cofanetti di Vite, molte altre in tutta Italia. “La seconda novità che ho introdotto al mio ingresso sono state le etichette. Ora riportano le erbe dei nostri prati, quelle che piacciono tanto alle nostre mucche; e la libellula, compagna leggera di ogni vendemmia”. Tutte le etichette dei vini di Cascina Giambolino riportano lo stesso disegno, realizzato da Alice; il nuovo rosato, dal colore rosso acceso, ha una particolarità: è trasparente, per continuare a giocare con la luce come facevano i grappoli sui filari.

degustazione vini cascina giambolino
Il Derthona Timorasso

Il lardo dell’amore

Dopo la cantina Alice ci ha accompagnate allo spaccio agricolo dove, due giorni alla settimana, è possibile acquistare i salumi, i formaggi e i vini di loro produzione. Arrivate sin lì, non abbiamo potuto non chiederle: ci fai vedere il lardo dell’amore? Con questo salume, infatti, Lele ha conquistato Alice durante il loro primo incontro e noi, super romantiche, ci siamo emozionate moltissimo quando Lele, arrivato con Giulio in braccio a reclamare, giustamente, Alice per il pranzo della domenica, ne ha appoggiato un grosso taglio sul bancone. 

degustazione prodotti tipici vino colli tortonesi
Alice mentre ci mostra il lardo dell’amore

Un pic nic tra i filari

Dulcis in fundo, è arrivata ora di pranzo anche per noi! Alice ci ha accompagnate a Bellaria, chiamata così perché sempre benedetta da una brezza leggera. Lì, all’ombra dei filari, Alice ha allestito per noi il pic nic in vigna dei sogni. Derthona Timorasso, per accompagnare i formaggi e i salumi; Dolcetto Bellaria, per accompagnare la tartare di fassona. Formaggi del territorio, a partire dal Montebore, dalla classica forma a torta nuziale, una frittatina con le verdure dell’orto, profumata alla menta, il lardo dell’amore, che ci ha subito conquistate, e il salame nobile del Giarolo, un salume molto speciale che si produce solo qui. 

pic nic vigna cascina giambolino8
La meraviglia di questo picnic in vigna

Degustando i vini insieme a lei, nel luogo dove sono nati, ci ha permesso di conoscere ancora meglio Alice e le terre Derthona. Abbiamo concluso il pomeriggio con gli occhi persi nel panorama, con la consapevolezza che #viteincantina è proprio un’ottima idea!

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