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Gli eventi del mondo del vino

Fiere, festival, degustazioni: gli eventi del vino consigliati da Vite (e a cui partecipano anche le artigiane dell’uva)

Questa pagina viene aggiornata ogni volta che vediamo un evento che ci sembra carino

In evidenza

13 aprile, Oltrepò Pavese – SAVE THE DATE per un evento organizzato da noi in collaborazione con Lefiole Vini e Easy Teasy in cui impareremo a degustare il vino e il tè in un laboratorio con merenda. Per ricevere aggiornamenti, iscriviti alla nostra newsletter (oppure iscriviti QUI a partire dal 12 marzo).

MAGGIO 2024

26 e 27 maggio, Castello di Stefanago – In quella splendida e accogliente terra che è l’Oltrepò Pavese, torna Natural Wines Oltrepò l’evento dedicato ai vini naturali e biodinamici.

MARZO 2024

24 e 25 marzo, NapoliViva la Vite, la fiera annuale di vini artigianali per la prima volta a Napoli.

17 e 18 marzo, MilanoVini di Vignaioli, il mercato degustazione dei vignaioli e delle vignaiole italiani e francesi, che lavorano con vitigni autoctoni e propongono un’interpretazione personale del loro terreno.

Dal 2 al 4 marzo, TorinoSalone del Vino di Torino, un grande banco degustazione per conoscere tutti i vini del Piemonte. Partecipa anche la nostra artigiana dell’uva Sara Vezza.

FEBBRAIO 2024

Dal 25 al 27 febbraio, BolognaSlow Wine Fair, la fiera internazionale dedicata ai vini e organizzata da Slow Food.

24 e 25 febbraio, Torino – Il primo Salone del Vermouth, l’evento dedicato al vino aromatizzato che ci piace di più.

18 e 19 febbraio, PescaraViva la Vite, la fiera annuale di vini artigianali.

18 e 19 febbraio, MilanoVelier Live 2024, l’evento dedicato al mondo spirits ospita quest’anno anche una sezione dedicata ai vini Triple A.

NOVEMBRE 2023

Dal 3 al 7 novembre, MeranoMerano Wine Festival, un evento di degustazione e incontro, con cantine italiane e internazionali.

10 e 11 novembre, Scanno –  DEGUSCANNO, l’evento enogastronomico più atteso d’Abruzzo, nell’iconico borgo montano.

25 novembre, Bologna Mercato dei Vini dei Vignaioili e delle Vignaiole Indipendenti, un’occasione per incontrare in un unico posto molte delle artigiane dell’uva, per assaggiare e acquistare i loro vini, e per scoprire le storie e i prodotti di altre artigiane e artigiani da tutta Italia.

25 novembre, ParmaInspiring Networking, una serata di racconti, condivisione e formazione che ci vedrà protagoniste insieme a Francesca Gonzales. La serata è organizzata da SheTech insieme a Laboratorio Aperto Parma e inizia alle 18:30. Ci si iscrive QUI.

OTTOBRE 2023

28, 29 e 30 ottobre, Fornovo di Taro Vini di Vignaioli, un evento dove vignaioli italiani e francesi, che lavorano con vitigni autoctoni e prediligono una viticoltura naturale, si incontrano e presentano le loro bottiglie.

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La sorellanza ci salverà: abbiamo parlato con Isabelle Perraud, la vignaiola francese che ha dato il là al #MeToo nel mondo del vino (anche italiano)

La prima storia di Talea è quella di Isabelle Perraud, fondatrice dell’Associazione Paye Ton Pinard

Questo articolo, come tante altre cose di questi tempi, nasce da una storia su Instagram. E da un articolo uscito su Repubblica che riporta i dati delle aziende vinicole che in Italia sono guidate da donne: spoiler, soltanto il 12,5% ha un Amministratrice Delegata. Mi ha fatto pensare che la storia delle donne nel mondo (e in generale) sia una specie di montagna di Sisifo: ogni mattina una donna si sveglia e sa che dovrà trasportare la sua personale roccia fino in cima, per poi ricominciare da capo l’indomani. Perché non è vero che il mondo del vino è un mondo di uomini, lo sono solo le posizioni di potere al suo interno. Le donne, infatti, in vigna e in cantina ci sono sempre state, lo si vede dai reperti conservati nel Museo del Vino di Torgiano e lo si trova anche nelle storie delle nostre artigiane dell’uva, abituate sin da bambine a fare la loro parte durante la vendemmia come un qualsiasi altro membro della famiglia.

Come ci siamo arrivate? Dapprima furono la rivoluzione industriale e l’introduzione del lavoro salariato a rompere la continuità tra la casa e il lavoro, distinguendo i ruoli all’interno della famiglia come li conosciamo oggi: le donne a casa e gli uomini fuori, nell’industria, vinicola compresa, senza che però le donne abbiano mai smesso di occuparsi delle vigne e della cantina. E poi la questione del potere, trasversale a tutti gli ambiti delle nostre vite (hai detto forse, cultura patriarcale?), a cui abbiamo accennato prima: il mondo del vino ci sembra a predominanza maschile, perché gli uomini ne occupano ancora per la maggior parte l’immagine pubblica. Per questo, quando la FIVI ha aggiunto nel nome del suo storico Mercato anche “delle Vignaiole” e non più solo “dei Vignaioli” indipendenti, abbiamo esultato tutte (e anche una parte di tutti, ne sono convinta). Del valore della rappresentanza, della sorellanza e dell’importanza di dare voce alle donne di questo settore, laddove sono ancora poco visibili, abbiamo parlato con Isabelle Perraud, vignaiola francese e fondatrice dell’Associazione “Paye Ton Pinard”, impegnata a dare voce alle donne che subiscono molestie in cantina mentre tutti si girano dall’altra parte.

Isabelle Perraud, ti definisci “vignaiola naturale e femminista”: come e quando nasce Paye Ton Pinard?

Paye Ton Pinard nasce come account Instagram nel settembre 2020. Sin dalla sua nascita volevo dare alle donne del mondo del vino uno spazio di parola, aperto, responsabile, accogliente, consapevole, sulle questioni del sessismo e della violenza sessuale di cui potevano fare esperienza nel loro lavoro. E rompere l’isolamento su queste questioni. L’associazione è stata fondata nel mese di agosto 2023, per essere un vero collettivo dove ogni donna può impegnarsi in prima persona se lo desidera.

“Più forti insieme” si legge nella caption di questo post Instagram di Paye Ton Pinard

Il nome Paye Ton Pinard, che letteralmente significa “paga il tuo vinaccio”, fa riferimento al blog dell’attivista Francese Anaïs Bourdet “Paye Ta Shnek”, che dal 2012 per più di dieci anni, ha condiviso più di quindicimila storie di donne vittime di molestie di strada. Ed è quello che hanno fatto Isabelle e le altre persone che lavorano attivamente nell’associazione: “Siamo dodici e due tra noi sono uomini” mi dice orgogliosamente Perraud che quest’anno, per la sua attività, si è trovata al centro di una bufera mediatica, denuncia di diffamazione compresa, conseguente alle testimonianze da lei raccolte e che riguardavano un produttore di vino francese. Oltre alla condivisione delle storie, Paye Ton Pinard è a disposizione per dare consulenza legale laddove necessario e fare educazione sensibilizzando donne e uomini partecipanti ai vari eventi del mondo del vino. “Abbiamo creato gruppi di lavoro per scrivere una carta che intendiamo far firmare ai professionisti e alle professioniste del vino che si impegnano contro le molestie e in favore della parità tra i generi. Un altro progetto importante riguarda il sito web: vorremmo che fosse un luogo dove ogni donna che ha bisogno possa trovare tutte le informazioni“. Non sono solo le vignaiole francesi a essersi rivolte all’associazione di Perraud e ad aver aggiunto le proprie voci a questo #Metoo del mondo del vino. Anche l’agronoma e vignaiola italiana Lisa Saverino ha affidato la sua testimonianza all’associazione attraverso un post Instagram dove racconta delle molestie subite nelle cantine dove ha lavorato tra la Sicilia, la Toscana e Parigi e dove dice “Italia e Francia, la stessa lotta”. Nel nostro Paese, però, non ci sono dati che raccontano gli episodi di sessismo quotidiano che costellano la montagna di Sisifo delle donne del vino italiane (come quella della sommelier che nell’estate 2022 si vide imporre la gonna come divisa di lavoro per ragioni estetiche). Un passo in avanti in questo potrebbe essere il progetto #TUNONSEISOLA dell’Associazione Nazionale “Le Donne del Vino” ideato per promuovere iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione sulla violenza di genere, presentato a fine gennaio 2023, dopo il femminicidio della donna del vino Marisa Leo.

Che cos’hanno in comune le storie che vi arrivano, da Instagram o da altri luoghi?

Ci sono molte violenze di genere e aggressioni sessuali. Prima di tutto, le donne che le condividono con noi hanno bisogno di sentirsi dire che stiamo ascoltando, anche più tardi se non hanno la forza di parlarne subito. È importante che si sentano in una relazione di fiducia. È importante dire loro che crediamo a quello che raccontano. E soprattutto non essere mai giudicanti. Poi, forse, il fatto di aver parlato, di aver messo in luce una situazione traumatica, la farà avanzare nel suo processo di ricostruzione. Forse presenterà denuncia. Forse no. Dobbiamo accettare la sua decisione. E accompagnarla al meglio.

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Il logo dell’Assocazione Paye Ton Pinard (illustrazione di @totorlillustree)

Nei tuoi discorsi citi spesso la parola sororitè, sorellanza, perché?

La sorellanza è importante perché si possa andare avanti. Ci hanno fatto credere fin troppo che non possiamo contare le une sulle altre.

Una frase come “non c’è nemica peggiore per una donna di un’altra donna”, ci fa sentire ancora più sole…

Sono convinta che solo una donna può capire un’altra donna su questi argomenti. Bisogna potersi sentire sicure. Paye Ton Pinard è uno spazio di fiducia. Penso che la cosa più importante, per una donna in questa situazione, sia parlarne. Liberare la sua parola, farla valere. Raccontarla anche al suo o alla partner, a un amico, un’amica, a qualcuno di fiducia: è un primo passo per non essere sola.

Illustrazione in copertina di @pauline_dupin_aymard per l’Associazione Paye Ton Pinard.

Talea è il progetto editoriale di Vite Storie di Vino e di Donne dedicato alle storie che vogliamo condividere perché portino frutto. Questa è la prima, puoi leggere le altre qui.
eventi del vino come partecipare

Wine Kit di Sopravvivenza agli eventi del vino

Come partecipare, come degustare, come prepararsi e come comportarsi agli eventi del vino (secondo noi)

Quando siamo state allo scorso Mercato FIVI e, come sempre quando andiamo agli eventi del vino, ne abbiamo raccontato sul nostro profilo Instagram, siamo state sommerse di domande: ma come si fa a partecipare? Come si fa a scegliere quali vini degustare? E soprattutto come arrivare sobrie fino alla fine? Devo dire che l’esperienza conta moltissimo – e se ripenso al nostro primo #viteincantina… aiuto! – ma anche le competenze acquisite al corso di sommelier e ai vari corsi di avvicinamento al vino ci hanno aiutate tanto a capire quanto e come degustare, cosa acquistare e come pianificare il nostro calendario degli eventi soprattutto dal punto di vista del budget. Abbiamo raccolto le domande che ci sono arrivate e qui proviamo a rispondere.

🎫 Come si fa a partecipare agli eventi del vino (Mercato FIVI, Slow Wine Fair, Sbarbatelle e così via)

Se avete avuto la sensazione che ogni weekend ci sia un evento sul vino, vi tranquillizziamo subito: non è una sensazione, è proprio vero. Il settore è in espansione e produttori e produttrici vedono nei banchi d’assaggio e nelle fiere un’occasione per farsi conoscere dal mercato e per rinsaldare relazioni con addetti e addette del settore. Il nostro consiglio è segnare gli eventi del vino sul calendario e mantenerlo man mano aggiornato durante l’anno, così da pianificare la partecipazione, anche dal punto di vista del budget, che dovrà comprendere il possibile acquisto di vini, l’eventuale biglietto d’ingresso e il viaggio di andata e di ritorno.

Lisa, Vera e Agnes a un evento di degustazione in Oltrepò Pavese

🍷 Quanti vini degustare e in quale ordine

Durante il primo livello del corso di sommelier che sto seguendo ci hanno spiegato che è possibile degustare davvero al massimo dodici campioni di vino all’interno della stessa degustazione. Ora sono al terzo e, personalmente, sopra gli otto il mio cervello inizia a confondersi (vorrà dire che devo bere di più nel 2024? Chissà!). Ciascuno si conosce e il nostro consiglio è di dare un’occhiata alla lista delle cantine presenti prima di andare all’evento, così da selezionare già a priori un numero di assaggi che sappiamo di poter gestire. Senza dimenticarci dei colpi di fulmine che in fiera possono sempre accadere: tieniti sempre un po’ di spazio per poter degustare quei vini e quelle bottiglie che hanno su di te un richiamo irresistibile (oltre a un panino alla mortadella o al humus di ceci, se sei vegan, in borsa perché ti assicuriamo che diventa molto utile se vuoi arrivare in sobrietà fino alla fine!).

Degustazione di Nebbiolo da Sara Vezza

Per quanto riguarda l’ordine da seguire, il nostro consiglio è quello di seguire quello di una normale degustazione: partendo dai vini più freschi e leggeri, bianchi giovani e bollicine Charmat, per poi passare ai bianchi più strutturati e bollicine Metodo Classico, rosè, rossi vivaci, rossi più strutturati fino ai rossi più importanti e vini liquorosi alla fine. Questo vale sia per il singolo banco, dove però dovrebbe essere la cantina a rendere disponibile uno o più percorsi per chi si avvicina – non temete però di chiedere di assaggiare un solo vino, se vi ha incuriosito – sia per la vostra intera partecipazione all’evento.

🛍️ Acquisti: quali vini è meglio acquistare agli eventi del vino e come portarli a casa sani e salvi

Una premessa per quanto riguarda gli acquisti: non a tutti gli eventi è possibile acquistare. Ai banchi d’assaggio solitamente non è possibile; invece, alle fiere come il Mercato FIVI, occasione attesa da appassionati e appassionate di vino tutto l’anno e che mette a disposizione divertenti carrelli della spesa per trasportare le bottiglie acquistate, invece è previsto e, anzi appunto, anche favorito da organizzazione e cantine presenti. Il nostro consiglio anche qui è prevedere un budget iniziale – con la voce colpo di fulmine per quella spesa improvvisa dettata dall’amore a prima vista per un vino o una bottiglia -, portare una borsa con scomparti oppure un trolley o una borsa frigo per trasportare i propri acquisti senza rovinarsi la schiena e, se l’evento in estate, senza rischiare che il caldo dell’auto e la luce del sole rischino di rovinare i vini che abbiamo acquistato.

La story che vi ha fatto nascere tutti questi interrogativi

Una volta a casa ricordati di riporre gli acquisti in una cantinetta oppure in un luogo in casa dove la temperatura sia costante e mai troppo elevata e non sia sotto la luce del sole. Il vino è un elemento vivo e delicato ed è giusto prendersene cura (un po’ come faresti con il tuo pesce rosso).

vini low budget artigiane dell'uva

5 vini low budget delle artigiane dell’uva per fare bella figura quando ti invitano a cena

Wine-Kit di sopravvivenza per le prossime cene e aperitivi natalizi

Siamo alle porte di quel periodo dell’anno in cui si stima che si stapperanno più di 300 milioni di bottiglie tra brindisi, feste e cene di Natale. Per arrivare indenni all’8 gennaio, compresi di portafoglio e vita sociale, bisogna giocare d’astuzia: e quando ci invitano a cena avere già pronta una buona bottiglia da portare in regalo al padrone o alla padrone di casa. Come scegliere? Come abbiamo già raccontato qui, il vino migliore è quello che meglio si abbina o ai piatti in tavola oppure al carattere e alla personalità di chi ci invita. Per il secondo punto non possiamo aiutarti, ma per quanto riguarda il primo sì: ecco la nostra lista di vini low budget delle artigiane dell’uva per fare bella figura quando ti invitano a cena, sulla base dell’abbinamento con il cibo. Insieme a ogni vino, nei cofanetti degustazione, anche la storia della loro produttrice e una degustazione guidata con lei.

  1.  Filù Greco Bianco IGP Calabria di Filomena Grecobianco greco calabria degustazione Un vino luminoso che danza nel bicchiere insieme alle luci di Natale. Il Filù è ottenuto da uve greco bianco in purezza, un vitigno tra i più antichi al mondo, che rendono questo vino ideale per la Cena della Vigilia perché si abbina perfettamente con antipasti di pesce e crostacei. Si chiama così perché è quello che più rappresenta Filomena, da cui prende anche il nome. Scopri la loro storia e ordinalo qui. Costo del cofanetto degustazione, 22,50€.
  2. Pet Nat Rosato Frizzante di Silvia Giani – vino naturalecofanetto degustazione silvia emilia pennac Un rosato naturalmente rifermentato in bottiglia, dal colore rosa intenso e dalle note di frutta, ideale per i prossimi aperitivi grazie al colore allegro e all’effervescenza festosa che invita al prossimo brindisi. Con altre persone o, come piace dire a Silvia, anche perché no in solitaria. Scopri la loro storia e ordinalo qui. Costo del cofanetto degustazione, 25€.
  3. Rosa della Malvusta Rosato di Alice Castellanirosato cascina giambolino Il Rosa della Malvusta, da uve freisa e barbera, di un colore brillante che si accende di luce grazie alla bottiglia di vetro trasparente, è un ricordo alla nonna di Lele, marito di Alice, che ama abbinare questo vino con i salumi di loro produzione. Scopri la loro storia e ordinalo qui. Costo del cofanetto degustazione, 26€.
  4. Pinot Noir dell’Oltrepò Pavese di Laura Tortipinot noir oltrepo pavese degustazione laura torti Uno dei vini simbolo dell’Oltrepò Pavese nella sua veste più classica: profonda, complessa e morbida. Perfetto in abbinamento al cenone di Capodanno con cotechino e lenticchie, come piace a Laura. Scopri la loro storia e ordinalo qui. Costo del cofanetto degustazione, 23€.
  5. Bandita la Barbera di Nadia Verrua (vino naturale)bandita barbera nadia verrua degustazione vino naturale Una barbera che non dovrebbe esistere e un vino che invece esiste e si fa ricordare, come Nadia, che lo produce nella sua cantina a Scurzolengo nell’astigiano e che ama abbinarlo con tutto: ma con piatti di carne, come il ragù alla piemontese, ancora di più! Scopri la loro storia e ordinalo qui. Costo del cofanetto degustazione, 25€.

Ti sono piaciute le nostre idee di abbinamento? Se ti iscrivi alla newsletter entro il 20 dicembre, riceverai il ricettario completo con tutti i piatti natalizi che è possibile abbinare ai vini delle artigiane dell’uva. Clicca QUI per iscriverti e riceverlo.

come servire il vino

Che vino portare a una cena (e fare bella figura)

Bigino pratico e sincero per le prossime volte in cui ricevi un invito e non vuoi andare a mani vuote

O, peggio, portare la cosa sbagliata (che ansia!). Personalmente preferisco invitare le persone da me così almeno decido tutto io e fine. Solo che poi mi ricordo che devo anche lavare i piatti e allora siamo da capo. E se è vero che il suono del cin cin è uno dei miei preferiti e che una tavola imbandita è in grado di scaldarmi il cuore come un abbraccio, quello che mi piace davvero delle cene di Natale con amiche e amici è che è una volta da me e una da te. Allora: che cosa portare quando riceviamo un invito a cena? Se quando ero una studentessa fuori sede con le finanze limitate, si cercava di fare che ciascuna delle persone invitate portasse una portata così da non gravare troppo sulla padrona o sul padrone di casa (io portavo sempre il dolce), ora che siamo nei nostri thirty-something, la nostra capacità di spesa si è elevata e il nostro tempo è però più scarso di quando studiavamo, spesso e volentieri la scelta ricade sul vino.

Il vino da portare a cena: quale scegliere, quante bottiglie e perché non dobbiamo rimanerci male se non si apre subito

Portare il vino quando ci invitano a cena sembra anche una buona idea. Fino a quando non ci ritroviamo al momento dell’acquisto e allora i dubbi che ci assalgono ci fanno rimpiangere di non aver scelto dei fiori (altra alternativa, peraltro a mio parere sempre troppo sopravvalutata): che vino scegliere? E quante bottiglie regalare?

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Regalare il vino: cosa dice il Galateo

Partiamo dall’inizio: regalare il vino quando riceviamo un invito a cena, si o no? Ho provato a chiederlo a Google, che mi ha dato la stessa risposta del Galateo e di Csaba dalla Zorza. Secondo il bon ton, infatti, è chi invita a dover scegliere il vino da offrire all’ospite e non il contrario. Non solo per buona educazione, ma anche perché chi invita sceglierà il vino che assicura il miglior abbinamento con il cibo che si appresta a servire. Tuttavia è innegabile che il vino porti gioia a chi lo riceve e, allora, ben venga portarlo come regalo tenendo presente che, come tale, non dobbiamo aspettarci che venga aperto e bevuto durante la cena.

Che vino scegliere per fare bella figura?

Se consideriamo il vino come un regalo per chi ci ospita, possiamo evitare di pensare agli abbinamenti e concentrarci sulle caratteristiche del vino che potrebbero piacere al destinatario del nostro regalo. È una persona che ama sedersi, con la musica jazz, davanti al camino? Allora una buona opzione può essere un bicchiere di vino rosso, caldo, profondo, come un Montepulciano d’Abruzzo Riserva. Ama la compagnia ed è la regina di ogni festa? Allora per lei potrebbe andare bene una bollicina fresca ed elegante, come uno Spumante Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese. Odia il Natale e rimpiange di non essere al caldo su qualche isola deserta? Allora meglio andare sul sicuro: un Pet Nat dai colori del tramonto. Come ama dire Donatella Cinelli Colombini, produttrice e imprenditrice vitivinicola e ex Presidentessa dell’Associazione Nazionale Donne Del Vino, i vini si scelgono come si scelgono gli abiti, pensando cioè all’emozione che vorremmo far scaturire, in noi e in chi ci guarda, quando ci immaginiamo di berli.

Quante bottiglie di vino si regalano di solito?

Se il vino che portiamo è un regalo per chi ci invita, la bottiglia può anche essere una perché si tratta di un regalo. Se invece abbiamo preso accordi prima e tocca a noi portare il vino per la serata, allora sempre meglio portare due bottiglie dello stesso vino, budget permettendo: un po’ perché se una presentasse difetti, ci sarebbe sempre la seconda; e un po’ perché se è buona, meglio averne subito un’altra pronta da aprire!

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Sogni di fare vino? Il libro per chi vuole diventare vignaiola

Siamo state alla presentazione di “Breve storia che un bambino può raccontare a un vignaiolo indipendente e viceversa. Abbecedario per vignaioli e aspiranti tali” il libro a cura della Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti

Quando raccogliamo le storie delle artigiane dell’uva, ci è capitato spesso di pensare: no, vabbè, anch’io. Il libro Breve storia che ogni bambino può leggere a un vignaiolo indipendente e viceversa – Abbecedario per vignaioli e aspiranti tali, edito da Corraini Edizioni con testi di Davide Longo e illustrazioni di Guido Scarabottolo per FIVI, Federazione Italiana Vignaioli e Vignaiole Indipendenti, è proprio pensato per chi condivide la passione per il vino, ama le cose fatte con passione e cura artigianale e si chiede se non farebbe meglio a mollare tutto e a mettersi a fare vino. Per noi, in pratica. Così ieri sera abbiamo partecipato alla presentazione del libro a Milano, avvenuta in contemporanea ad altri novanta Punti di Affezione FIVI in tutta Italia in occasione della giornata “Essere Vignaioli. Storie di vigne e di vini”.


Perché un Abbecedario per vignaioli e aspiranti tali

Con il testo di Davide Longo e le illustrazioni di Guido Scarabottolo, il libro racconta cosa ispira chi vuole intraprendere questa strada e ci guida alla scoperta di questo antichissimo mestiere attraverso un simbolico Abbecedario, pensato per vignaiole o aspiranti tali. Al centro non solo il vino, ma anche la cura e l’amore per il territorio d’appartenenza. Così, tra definizioni che fanno sorridere e illustrazioni che ricordano degli acquerelli, ma sono realizzate in digitale, l’autore e l’illustratore hanno raccolto l’invito di FIVI a raccontare cosa ispira chi vignaiolo e vignaiola, per scelta o per destino, lo è diventato.

Appuntamento con le vignaiole e i vignaioli indipendenti a fine novembre a Bologna per il Mercato FIVI

Anche quest’anno coglieremo l’occasione del Mercato FIVI per incontrare le artigiane dell’uva che fanno anche parte della Federazione. Quest’anno le cantine presenti saranno mille da tutta Italia, insieme ad alcune delegazioni di Vignaioli europei in rappresentanza. E come è stato anche per l’anno scorso, ci fa piacere allargare l’invito anche a te che stai leggendo: se vuoi venire con noi al Mercato FIVI, noi andremo sabato 25 e partiamo da Como con una tappa a Milano, se vuoi venire con noi scrivici qui oppure qui, abbiamo ancora un posto in auto!

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Ci troviamo alla casa dalle finestre rosse

Siamo state ospiti a Podere Conca per una passeggiata tra viti e ulivi e una degustazione con le cicale in sottofondo. Il racconto del nostro #viteincantina a Bolgheri

Per arrivare a Podere Conca devi lasciarti il mare alle spalle e seguire il suono delle cicale. Prendi la via delle Ferruggini, i filari sulla destra, i cipressi sulla sinistra, il vento che accarezza la schiena e garantisce alle viti che sono coltivate in queste zone una protezione naturale contro le malattie fungine che possono intaccare la pianta. Il terreno, man mano che si sale verso la strada Bolgherese, diventa sempre più scuro – e io, che sto per iniziare il terzo livello del corso di sommelier, so che terra scura significa argilla e argilla significa vini di grande struttura. Ma non sarà questa a colpirmi nei vini di Silvia Cirri, quanto invece quell’elemento – un blend particolare, un fiore inventato – che le fa brillare di arguzia gli occhi azzurri mentre ce lo racconta.

Se giri a destra, qualche centinaio di metri dopo, la prima cosa che intravedi sono i battenti rossi di Podere Conca, il casale di fine ottocento che la famiglia di Silvia ha ristrutturato facendolo diventare la casa di villeggiatura della famiglia. “Mio padre ha deciso di lasciare le finestre rosse”, racconta Silvia mentre facciamo il giro della casa, “perché per la gente della zona questa casa è sempre stata un punto di riferimento. Quando si vedevano per darsi appuntamento, si dicevano l’un l’altro, ci troviamo alla casa con le finestre rosse, e così mi piace che sia ancora oggi per tutte le persone che desiderano venirci a trovare”.

Una passeggiata tra viti, ulivi e rose cremisi

A Podere Conca si fa, da sempre, sia vino sia olio. “Quando abbiamo deciso di piantare la vigna nei terreni attorno al podere, abbiamo deciso di mantenere queste piante di ulivo perché sono centenarie”. E le rose? “Le rose sono le nostre sentinelle, quando arriva la peronospora – un fungo che attacca la vite – perché le foglie della rosa ne soffrono per prime e così possiamo intervenire preventivamente”. Quest’anno, complici le piogge di giugno, la peronospora e il batterio della flavescenza dorata sono le principali cause della ruga di apprensione che a Silvia si disegna in mezzo agli occhi mentre me ne parla, all’ombra del porticato. Mi spiega che a Podere Conca, dove l’agricoltura è da sempre praticata in regime biologico, si cerca di combatterli tra rimedi naturali e una cura attentissima di ogni pianta. Purtroppo, nonostante gli sforzi di tutte le donne di Podere Conca, quest’anno a causa della peronospora la produzione sarà del 50% inferiore rispetto a quella dell’anno scorso. “L’agricoltora sa che questo è uno dei rischi di chi fa questo mestiere”, racconta Silvia sollevando le spalle, “speriamo che la qualità del vino sarà sempre buona. Altrimenti” aggiunge con saggezza “vedremo il da farsi. Noi, il consorzio, tutte le cantine qui intorno”.

Dalla vigna al bicchiere, un vino, un fiore

Ci sediamo all’ombra sotto al portico, le cicale in sottofondo e la brezza che porta il profumo del mare. Una parte dei vigneti è qui, quella da cui si fanno i vini di maggiore qualità, e una parte è due kilometri più in basso, verso il mare alle Ferruggini, dove il terreno è più minerale e sabbioso e per questo si coltivano le uve bianche soprattutto. Mentre faccio girare il vino nel calice per la degustazione, invidio a Silvia e alle donne di Podere Conca quel senso di spensieratezza che abbiamo colto appena siamo entrate nell’aura della casa con le finestre rosse. E in quella della sua proprietaria. Silvia è una signora calma e gentile, con una grande tenacia e una brillante intelligenza. Te ne accorgi mentre parli con lei, che ha un’opinione informata su tutto, gesticola pochissimo – al contrario di me – e che ha fatto della sua passione tardiva per il vino una materia approfondita di studio. Lei, che fa il medico in un grande ospedale di Milano e che è abituata alle dinamiche della sanità Lombarda, si è avvicinata al mondo del vino per passione e in punta di piedi: come sommelier all’inizio, come artigiana dell’uva e come imprenditrice enoica dopo. Il suo tocco – il tocco dell’artigiana e il tocco dell’imprenditrice, ma anche un po’ il tocco della matriarca – si vede dappertutto, dalla disposizione dei tavoli e dei cuscini sotto al portico durante la degustazione, alla scelta dei prodotti da abbinare ai vini (il crostino di pane integrale, con formaggio fresco, pomodoro sott’olio e cappero, con olio di Podere Conca, è perfetto con il 196), ma soprattutto nella scelta delle persone, tutte donne, a cui Silvia ha dato, prima di tutto, fiducia.

Il tocco di Silvia, il suo progetto enologico e imprenditoriale, diventa sempre più chiaro, nella nostra conversazione e nel corso della degustazione. Ha le idee chiare, Silvia, e ha individuato da tempo i mezzi per realizzarle. Nei vini, dai blend coraggiosi – come l’Agapanto, dove il tradizionale rosso di Bolgheri diviene una piacevole sorpresa perché il Cabernet Sauvignon e il Cabernet Franc vengono uniti al Ciliegiolo e per questo diventa subito il nostro preferito (ahinoi, nel cofanetto al momento non c’è); oppure l’Elleboro, un’alternativa coraggiosa al noto vermentino toscano, un mix di Viognier, Chardonnay e Sauvignon blanc – e nelle etichette, su cui sono raffigurati i fiori che sua madre amava piantare e avere attorno: l’Elleboro, la rosa di natale, l’Agapanto, che per tradizione è simbolo dell’amore, i tulipani del 196 che ricordano le tulipe di ceramica dove viene fatto affinare il Cabernet Sauvignon in purezza che compone questo vino, e infine l’Apistos, il fiore ideale, quello che a Silvia piacerebbe coltivare, simbolo di un vino che è ancora un esperimento, che vuole rompere con la tradizione del super tuscan, ridefinendo il modo di fare il vino a Bolgheri in quel modo che solo chi conosce a fondo un procedimento può innovare: partendo dalla conoscenza, verso, se tutto va come previsto, la rivoluzione.

Leggi la storia di Silvia e ordina i suoi vini

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La collina dove vivono gli gnomi (e si fa il vino)

#viteincantina da Sara Vezza

C’era una volta una bambina che amava accompagnare la mamma a raccogliere l’uva. Quando era tempo di vendemmia, uscivano insieme al mattino, la mamma e la bambina, la bruma alle caviglie, il cestello e le forbici in mano. E mentre il sole saliva nel cielo, così le loro mani, insieme a quelle di tanti altri accorsi nella vigna, riempivano le casse di grappoli pieni e colorati. Erano giorni di dita blu e sorrisi bianchi e quando finivano, mentre gli occhi della bambina si chiudevano sotto al peso del sonno, la mamma iniziava a raccontare dei piccoli magici amici che, proprio in quel momento, si trovavano nella vigna a liberare i filari dei grappoli rimasti, per rendere più leggero il lavoro del giorno successivo. “E chi sono, mamma?”, chiedeva la bambina. “Sono gli gnomi, Sara, che vivono sulle nostre colline e che ci aiutano con la vendemmia. In cambio chiedono solo qualche bottiglia di vino”. Oggi quella bambina è cresciuta e, seguendo le orme di mamma Josetta, fa il vino anche lei.

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La foto di Mamma Josetta, nella cantina di Sara Vezza

Gli gnomi di Sara Vezza

E gli gnomi? “A noi piace pensare che ci siano ancora” ci racconta durante la nostra visita “e per farli sentire a casa, abbiamo deciso ci continuare la tradizione iniziata da mia madre, che amava disegnarli, di inserirli sulle nostre etichette”. Ma non solo. Mentre camminiamo nei locali dai soffitti alti che profumano di mosto, mentre il verde della collina filtra dalle vetrate delle grandi finestre, ci accorgiamo che ci sono gnomi a osservarci dall’alto dei tini, dalle vasche vuote tirate a lucido dopo l’imbottigliatura avvenuta in primavera, persino dalle bottiglie che riposano nell’archivio privato della cantina, quel posto magico dove ogni artigiana dell’uva conserva un campione di ogni annata: per raccontare, di vino in vino, il susseguirsi delle piogge, delle giornate assolate, del freddo dell’inverno, della magia della natura, e conservarne così la memoria.

barolo sara vezza langhe
Una bottiglia di Barolo del 1987 presa dall’archivio, con uno gnomo sull’etichetta, disegnata da Mamma Josetta

Vini di langa

Sara è una tuttofare. Va a vedere la vigna alle 6, poi arriva in cantina alle 9, prende un caffè con lo staff, poi torna a occuparsi dei suoi quattro figli, poi la si trova in cantina, dove è affiancata dal papà e da un’enologa, e infine in ufficio o nella sala degustazione. È qui che, anche noi, abbiamo modo di degustare i vini di Sara Vezza. Assaggiamo lo Spumante Rosato – macerazione brevissima sulle bucce e affinamento in acciaio che donano al vino freschezza e uno splendido colore – il Nebbiolo d’Alba – due anni di invecchiamento e un tannino ammorbidito da diciotto mesi in botte – e il Barolo Ravera – che trascorre una parte del suo affinamento in contenitori di porcellana. Assaggiando queste tre declinazioni di nebbiolo, questi tre modi diversi per fare il vino da uno stesso uvaggio, abbiamo la sensazione di scoprire, sorso dopo sorso, anche noi, tre strade che il sapere artigiano di Sara ha tracciato e che uniscono il passato e il futuro della sua cantina. Che poi, è anche quello che fanno tutte le storie…

Leggi la storia di Sara e degusta anche tu i suoi vini insieme a lei

visita cantina nadia verrua

Rosso Ruché: abbiamo fatto amicizia con il ‘vitigno misconosciuto e simpatico’ di Nadia Verrua

#viteincantina: siamo state a Scurzolengo, alla Cascina Tavijn, a bere ruché e a mangiare pasta di nocciole pura dal barattolo con Nadia Verrua

Di Nadia ricorderemo prima di tutto gli occhi. Azzurri, guizzanti, di quelli che quando li incontri non ti lasciano andare. E poi le mani, sempre affaccendate, tra i capelli che sfuggono all’elastico che li vorrebbe trattenere in cima alla testa, tra le foglie del filare, tra i bicchieri appoggiati sul tavolo di legno della cucina dove ci ha accolte per ripararci dal caldo dell’estate che entra nel vivo. A fine giugno siamo state a Cascina Tavijn – che è davvero una cascina, con l’aia, i muri di mattoni, la strada sterrata e le lenzuola stese al sole che profumano di pulito – per incontrare Nadia Verrua e la sua famiglia, quella con cui vive e quella che vive sulle sue bottiglie, nelle etichette realizzate da Gianluca Cannizzo. Conosciamo così anche Teresa e Ottavio, i genitori di Nadia – “Gli instancabili anche se vecchietti”, così ci si presentano – Stella, amica a quattro zampe, curiosa e fedele, e Caterina, la figlia che non è fisicamente con noi perché sta finendo di preparare gli esami di terza media, ma è come se lo fosse, nelle foto e nei racconti dei suoi familiari più adulti.

Nadia, la Bandita, Teresa, sua mamma, Ottavio, suo papà

Ruché e nocciole: degustazione con Nadia Verrua

La verità è che prima di conoscere Nadia, nemmeno sapevamo come si pronunciasse la parola “ruché”. Nella sua bocca il “ch” che arriva dopo la erre arrotolata è quasi aspirato e l’accento sulla “e” non apre la vocale, ma semplicemente ne alza la tonalità in un modo che è piemontesissimo. Nel suo libro Vino al Vino, lo scrittore e regista Mario Soldati definisce il ruché, autoctono piemontese, “un vitigno misconosciuto e simpatico” che è a tutti gli effetti “l’altra faccia del Piemonte” rispetto ai più conosciuti Barbera, Nebbiolo e Grignolino. Nadia lo propone in diverse versioni: in purezza per il Teresa base e il Teresa La Grande Riserva; e in blend nel 68 e nel MostRo rosato con altri uvaggi, sempre autoctoni piemontesi. Li assaggiamo dopo che Nadia ha avvinato i bicchieri, insieme alla pasta di nocciole che prepara lei stessa con i frutti dei tanti spettinati alberelli che, insieme alle viti, convivono sui suoi terreni. In questa pasta morbida, gustosa, che mangiamo direttamente dal barattolo e le cui note tostate trovano assonanze nel vino che stiamo degustando, ritroviamo la firma della Nadia artigiana.

Nadia avvina i bicchieri per la nostra degustazione

I vini di Nadia sono naturali, come lei (e la sua risata)

Nessun trattamento, nè in vigna né in cantina. Se gli acini fossero pronti, durante la nostra visita, potremmo mangiarli direttamente dalla pianta. Quando abbiamo raccontato la sua storia, Nadia ci ha detto di intendere il suo essere artigiana dell’uva come colei che accompagna l’uva nel racconto di se stessa attraverso il vino: solo ascoltandola, ci ha detto, si può imparare che il suo canto è sempre diverso e rappresentativo di ogni annata. Quando ci accompagna a vedere la cantina – un luogo piccolo, pulito, ingombro di tini in vetroresina e grandi vasche in cemento – ci ricorda che le sue decisioni produttive prevedono che qui possano agire solo lieviti spontanei, nessun elemento che può in qualche modo alterare il gusto, i profumi o il colore del vino.

La cantina di Cascina Tavijn

I vini di Nadia sono vini d’uva, punto. E di uva autoctona, recuperata, bandita, come la sua celebre Barbera. Vini coraggiosi che raccontano il territorio. Semplici nella composizione e complessi, da fare, come ammette Nadia ridendo con quella sua risata repentina e contagiosa, e anche un po’, forse, da capire. “Negli ultimi anni c’è sempre un po’ questa moda dei vini naturali”, ci ha detto rientrando verso casa dopo una passeggiata per i vigneti di ruché, “Ma credo non si parli mai abbastanza di agricoltura. Soprattutto in questa fase di cambiamento climatico, quando sono da rivedere i piani colturali e di vinificazione, e non sempre preservare la qualità di un vino si può fare in modo naturale, ho fatto e confermo la scelta dei vini naturali perché per me da sempre sono espressione del territorio e della personalità del vignaiolo. O della vignaiola, come nel mio caso”.

Leggi la storia di Nadia e degusta i suoi vini accompagnati dalla sua voce

tenuta mazzolino visita in cantina

Sapore d’estate a Tenuta Mazzolino

#viteincantina da Francesca Seralvo in Oltrepò Pavese a Tenuta Mazzolino

Tenuta Mazzolino si trova a Corvino San Quirico, sulla punta di una collina. Attorno, i vigneti di proprietà della famiglia, la maggior parte coltivati a pinot nero e chardonnay, oltre all’autoctono bonarda. Quando abbiamo raccontato la storia di Francesca Seralvo, lei ci ha raccontato che qui suo nonno, francese, arrivato in Italia negli anni ’60 e fondatore della cantina, voleva ricreare un angolo di Borgogna. Scendendo dall’auto che ci ha portate alla bellissima villa, appena restaurata, iniziamo a capire che cosa intendesse: c’è un ricchissimo roseto, un profumo inebriante e, poco più in là della piscina, i filari e, oltre, la pianura, che grazie alla giornata quasi estiva ci fa intravedere persino l’arco alpino.

#viteincantina da Tenuta Mazzolino

La nostra visita alla cantina, parte da qui. Francesca ci racconta che il nome Mazzolino deriva dal toponimo di quel luogo, il latino Mansiolinium, che significa punto di ristoro, punto di incontro. Non potevamo avere auspicio migliore per la giornata che stiamo per vivere! Mentre passeggiamo nel roseto, Francesca ci ricorda che la cantina oggi produce circa novantamila bottiglie e che coltivano una superficie vitata di venti ettari, suddivisi in trentanove particelle, tutte in regime di agricoltura biologica. Sotto di noi, mentre parliamo, guardiamo ordinati i filari di pinot nero, coltivati secondo la tecnica del sovescio, ancora visibile in questa stagione, secondo cui viene piantato a filari alterni un insieme di piante – fiori di campo e legumi in particolare – per arricchire il terreno e per mantenerlo fresco in previsione del caldo estivo che si aspetta tra poche settimane. “Il grande lavoro che facciamo in vigna”, ci dice Francesca, “ci consente di arrivare in cantina con uva pressoché perfetta. In cantina, la vera fatica allora, sarà quella di non rovinarla, ma di esaltarla al massimo”.

La barricaia dove affina il Noir Pinot Nero

Perché sul muro ci sono due galli?

I due galletti ruspanti sono il simbolo della Tenuta. Il nonno ha raccontato a Francesca che li ha scelti perché, la prima volta che salì su questa collina, trovo due galli ad aspettarlo. Il logo è stato disegnato negli anni settanta dal grafico Giacomo Bersanetti, genero di quel Luigi Veronelli che è riconosciuto tra i padri della gastronomia italiana, a cui il nonno di Francesca chiese di disegnare l’etichetta. Poiché, allora come oggi, l’Oltrepò era apparso al Bersanetti piuttosto confuso, con i suoi appezzamenti “messi giù” dai contadini secondo convenienza, più che per un progetto di qualche pesaggista, egli decise di riempire il contorno dei due galli con linee tratteggiate e discontinue, a simboleggiare l’anima, disordinata e irruente, di questa terra. E dei suoi vini.

Il Noir di Tenuta Mazzolino è perfetto accompagnato da una fetta di torta al cioccolato con mousse al cioccolato fondente

Una volta in cantina, capiamo cosa intende Francesca. L’ambiente è pensato per aiutare il lavoro di tutte le persone che collaborano con Tenuta Mazzolino. I dipendenti sono dodici in tutto, tra cui molte donne. Due consulenti esterni, entrambi francesi (per portare avanti il sogno del nonno, sorride Francesca), si aggiungono nei momenti clou della produzione del Noir, il Pinot Nero in purezza che è simbolo di Tenuta Mazzolino, e della produzione degli spumanti Metodo Classico, sia il Blanc de Blancs, 100% da uve chardonnay (entrambi sono nel cofanetto degustazione di Francesca) sia il Cruasè, il rosato da uve 100% Pinot Nero il cui peculiarissimo color rosa intenso è ottenuto lasciando il mosto a contatto con le bucce per sole sei ore (e di cui sia io che Agnes facciamo in modo, a fine visita, di accaparrarci due bottiglie ciascuna. Lo sapete, abbiamo una passione per il rosè).

“Casa nostra è aperta a tutti perché̀ senza socialità̀ e senza inclusione non c’è vino”, il brindisi di Francesca con un bicchiere di Cruasè

Dalla barricaia torniamo sulla terrazza della villa ottocentesca, appena restaurata e riportata allo splendore di quando i nonni di Francesca vivevano qui. In queste stanze dalle grandi finestre, dove la luce del sole rimbalza elegantemente sui pavimenti di ceramica e sui quadri di pittori italiani e francesi dei primi del Novecento, il sogno di Francesca di fondare un piccolo WineClub, che si potrà riunire in queste stanze, prenderà vita nel corso dell’estate: noi ci mettiamo subito in lista e tu?

Degusta i vini di Francesca insieme a lei: visita la pagina dedicata alla sua storia