Il venerdì beviamo rosé. Ovvero perché proprio oggi ti raccontiamo tutto quello che c’è da sapere sui vini rosati: falsi miti, regole di servizio e di abbinamento. E poi, una selezione di bottiglie delle nostre artigiane dell’uva
Che bello: abbiamo saputo dell’esistenza dell’International Rosé Day – il 26 giugno, oggi – e questa scoperta ci ha permesso di iniziare questo articolo con una delle nostre citazioni di film preferite (dimmi che siamo Millennials senza dirmelo…). È così, sull’onda dell’entusiasmo, che nasce la volontà di andare oltre i cliché su una tipologia di vino che amiamo molto. Per anni, infatti, il vino rosé è stato vittima di un doppio pregiudizio: liquidato da una parte come “vino da donne” – solo perché rosa, facepalm – e dall’altra considerato un vino senza carattere e con ben poca identità,soprattutto in Italia (la Francia, invece, è da sempre molto orgogliosa dei suoi rosé). Niente di più falso. Se ami goderti la vita questo Wine Kit di Sopravvivenza è pensato proprio per te. L’idea è semplice: smontare i falsi miti sul vino rosato, capire come valorizzarlo al meglio tra servizio e food pairing e lasciarsi ispirare dalle splendide interpretazioni delle nostre artigiane dell’uva per il prossimo brindisi.
Che tipo di vino è il rosé
Quando si parla di vino rosé – e attenzione che l’accento sulla “e” è acuto perché viene dal verbo francese roser, che significa “rendere rosa”, e si pronuncia con la finale chiusa – bisogna sfatare subio il mito dei miti: il vino rosé non nasce mescolando bianco e rosso. Nei vini fermi questa pratica è vietata per legge in tutta Europa. L’unica eccezione concessa riguarda le bollicine Metodo Classico, dove la tecnica dell’assemblaggio permette di unire un vino base bianco a una piccola percentuale di rosso prima della presa di spuma. Ma allora, da dove viene il rosa che vediamo nel calice? La risposta è semplice: dalle uve a bacca nera. Il segreto infatti è tutto nel tempo di contatto tra il mosto liquido e le bucce, che contengono i pigmenti colorati.
Rosé o Rosato? Una scelta di stile
Ma qual è la differenza tra vino rosé e vino rosato? In Italia amiamo fare le cose a modo nostro. Così, se in tutto il mondo i due nomi sono sinonimi e vengono utilizzati per indicare l’intera categoria, noi usiamo il termine “rosato” per indicare i vini fermi, di struttura, sapidità e dalle sfumature accese dal peonia al ciliegia. Il termine francese “rosé”, invece, ci evoca subito il fascino e la festa delle bollicine degli spumanti, dei colori perlacei dai nomi evocativi, cipria e buccia di cipolla, dalla beva fresca ed elegante.

Quando e come si beve il vino rosé? 3 suggerimenti per valorizzarlo
1. La temperatura: mai gelato!
Una regola che, in realtà, vale per qualsiasi vino, soprattutto in estate. Il freddo è il nemico giurato dei profumi e dei sentori del vino. Va bene servire il vino rosato fresco, ma non commettere l’errore di dimenticare la bottiglia nel congelatore! Servilo tra i 10° e i 12°C se è un vino fermo, così da permettere al calice di aprirsi e rivelare tutta la ricchezza dei piccoli frutti rossi e delle erbe spontanee che solitamente sono i tratti caratteristici dei vini rosati. Per gli spumanti rosé, invece, puoi scendere intorno agli 8°C, la temperatura ideale per esaltare la freschezza della bollicina.
2. Il calice giusto: spazio ai profumi
Metti via quei flûte alti e stretti: che sia fermo, frizzante o spumante, il vino rosé ha bisogno di respirare. Scegli un calice a calotta medio-ampia, che si stringa leggermente verso l’alto, meglio ancora se “a tulipano”. Così permetterai al vino di ossigenarsi correttamente e convogliare dritte al tuo naso le note olfattive, le sfumature floreali e le complessità della bottiglia che hai di fronte.
3. L’abbinamento: quale cibo con il vino rosato
Liberiamoci una volta per tutte dall’idea che il rosato vada bene solo con il trancio di salmone o come ripiego per l’aperitivo:
- i rosati fermi sono di solito più strutturati e gastronomici, compagni incredibili per carni bianche, zuppe di legumi o zuppe fredde come il gazpacho, e formaggi di media stagionatura;
- gli spumanti rosé, invece, grazie alla loro solitamente elegante freschezza e al perlage che pulisce la bocca, sono semplicemente perfetti con la pizza o per reggere il contrasto con piatti etnici e speziati.
Il segreto del successo? Sperimenta senza paura!
I vini rosé da bere questa estate
Da Nord a Sud, sono molte le artigiane dell’uva che reinterpretano i vitigni autoctoni del proprio territorio dando vita a vini rosati capaci di raccontare la terra da cui nascono e il proprio progetto enologico, senza mai snaturarsi. In Franciacorta, Eleonora Bianchi di Terre D’Aenor crea uno spumante rosé biologico da uve Pinot Nero in purezza che racchiude tutte le sfumature del tramonto, mentre in Oltrepo Pavese, le sorelle Torti convogliano la loro anima pop in uno spumante perfetto per un aperitivo glamour anche grazie alla bottiglia rosa shocking. In Piemonte, Beatrice Cortese ci invita a godere sempre del suo vino rosato, il BeaMi Sempre, un vino ottenuto da sole uve nebbiolo, caratterizzato da un inconfondibile profumo e sapore fruttato. Poco distante, tra i colli tortonesi, Alice Castellani di Cascina Giambolino fa un rosato da uve freisa e barbera, di un colore brillante che si accende di luce grazie alla bottiglia di vetro trasparente.

In Veneto, poi, le sorelle Marchesini hanno ridato vita a un vino, una volta considerato quasi uno scarto di cantina, e che oggi è il vino che più rappresenta la loro famiglia: il Coralin Chiaretto di Bardolino. Mentre Teresa Milani di Tessere fa uno spumante rosato da uve Raboso, che è la prova che anche un vitigno considerato difficile può sorprendere. Sulle colline reggiane, Julia Prestia racconta il volto più elegante del Lambrusco con il suo Cadelvento Spumante Rosato Brut. Infine, è in Abruzzo che troviamo due tra le interpretazioni più diverse di vino rosé italiano: Giulia Sciotti di Fantini Vini utilizza solo Merlot abruzzese, coltivato in altura, per il suo Calalenta Rosé, e dà vita a un vino rosato elegante e luminoso con una sorprendente potenza gustativa; mentre Mariapaola Di Cato Il Rosato utilizza solo uve di Montepulciano per un vino rosato felice e diretto, che di anno in anno sorprende sempre nella sua semplicità.